Nota dell’editore: Simona ci ha contattato e dalla sua mail traspariva un grande entusiasmo: “voglio contribuire alla rivista!”. La presentazione di Simona è al termine dell’articolo. Grazie del contributo e dell’energia!!
Ho ripensato a quanto siamo tutti collegati quando dopo anni ho rivisto Il Re Leone. Nelle prime scene del film animato, il re dice al figlio che tutti gli esseri viventi sono importanti e vanno protetti perché ognuno di loro è sacro: ha un ruolo nell’intero ecosistema. Il piccolo Simba gli risponde “ma papà, noi mangiamo le gazzelle!” e il Re gli dice che “sì certo, i leoni mangiano le gazzelle ma una volta morti i corpi dei leoni nutriranno la terra dove crescerà l’erba che mangiano le gazzelle”.
Quindi è come se fossimo inseriti in una realtà, in un cerchio appunto dove nulla si crea e nulla si distrugge veramente: è come se ci fosse un sottile legame tra ognuno di noi, tra ogni animale, tra noi e la terra. Per chi non conoscesse la storia Simba, ad un certo punto, è costretto ad andarsene e non sapendo esattamente cosa gli sia capitato e non vedendolo più tornare dopo la morte di suo padre, tutti nel villaggio pensano che sia morto. Simba cresce lontano da casa e da cucciolo diventa un giovane e forte leone. In una scena, che mi ha molto colpito, perde un pelo dalla criniera. Questo ciuffo di criniera di Simba viaggia, passando da un luogo ad un altro, e viene ingerito da alcuni animali per essere trasformato in scarto e tra i vari passaggi e le varie trasformazioni arriva allo stregone del villaggio dove Simba era cresciuto. Lo stregone – forse anche in virtù delle sue capacita sovrannaturali – si rende conto, riconoscendo il colore della criniera, che Simba in realtà è vivo. Questo dimostra che elementi molto lontani tra loro sono in connessione e forse chissà, come nel caso della criniera di Simba, ci aiutano a scoprire delle altre cose a noi fino ad allora sconosciute.
Qualche giorno fa, dopo che mi è stato assegnato questo pezzo e cercavo qualcosa di concreto che dimostrasse che siamo tutti collegati mi è successa una cosa sorprendente: ero nel tran tran dello shopping natalizio quando alzo gli occhi e attaccato alla cassa di un negozio vedo una frase di Walt Witman che dice che un filo d’erba non è meno importante delle stelle che stanno in cielo. È una citazione di una poesia che si intitola “Tutto vale”. È un brano molto bello che da lo stesso valore a tutto ciò che ci circonda, indistintamente. Questa frasee soprattutto l’idea dell’erba mi ha riportato in mente la storia di Simba e dei leoni con le gazzelle.
Siamo tutti collegati vuol dire che facciamo parte di qualcosa è vista tutta insieme è un’unità. Vuol dire anche che se in questa unità qualcosa cambia, in automatico questo cambiamento si rifletterà in tutte le altre parti di questa unità. Questo concetto di unione mi riporta alla mente tante altre cose che mi danno un pò il senso della interconnessione tra elementi apparentemente diversi e distanti: l’unione tra mente e corpo in un essere umano, principio base dello Yoga (la parola significa proprio unità): se la mente o la psiche di un individuo manca di equilibrio, questa mancanza avrà una eco sul corpo di tale individuo. E più in generale se ampliano questo principio agli ambienti in cui stanno le persone: ad esempio gli uffici pubblici vedremo come siamo interconnessi: se ci trovassimo in coda in posta e una delle persone in coda con noi si arrabbia con le persone allo sportello molto probabilmente anche noi ci sentiremo nervosi: perché le emozioni sono contagiose: riusciamo a trasmetterle, ci rendono simili nel momento in cui “sentiamo come sente l’altro”. Non siamo slegati uno dagli altri anzi! Se ampliamo la prospettiva e pensiamo in grande con grande probabilità anche nei sistemi o nelle realtà più grandi un piccolo cambiamento in una parte del sistema avrà una ripercussione anche nell’altra parte del sistema. Basti pensare alle ripercussioni del riscaldamento globale nelle varie zone del mondo.
Ci sono diverse teorie scientifiche che sostengono l’esistenza di una connessione tra realtà diverse. Attualmente la fisica quantistica sostiene che se prendo due fotoni e li separo e modifico qualcosa nel primo, in automatico cambierà qualcosa anche nell’altro. È curioso pensare come ad oggi anche le scienze sono arrivate a dimostrare questa unità nel mondo: un’unità che per le discipline orientali (yoga, meditazione, arti marziali) non è mai stata messa in discussione. Il collegamento tra noi tutti mi fa pensare anche ad un altra teoria: quella dei sei gradi di separazione o del piccolo mondo. Quest’ultima viene elaborata negli anni ’60 del XX secolo da uno psicologo statunitense, Milgram mentre la prima risale agli anni trenta. L’ elemento comune di entrambe le teorie è che possiamo collegate due elementi in un sistema oppure due persone attraverso un numero ristretto di intermediari (cinque o sei) interconnessi gli uni agli altri.
Ieri mi è successo di testare nel concreto questa connessione: l’effetto è stato parecchio straniante.
L’altro giorno sulla metro c’era una bambina che ripeteva incessantemente una poesia di Gianni Rodari, Lo zampognaro. Era con la nonna. Ieri quella stessa bambina l’ho rivista allo spettacolo teatrale di mio nipote. E che faceva? Recitava proprio quella poesia. Casualità? Non credo. Quante probabilità c’erano di incontrare nello stesso vagone della metro una bambina che avrei visto il giorno successivo ad una recita teatrale da tutt’altra parte? Direi molte poche. Mi sono detta che questa è la prova del collegamento che esiste tra tutti noi. Chiunque noi siamo: fili d’erba, leoni, stelle, gazzelle ognuno di noi è misteriosamente legato a tutti gli altri. Tutti siamo importanti indistintamente. Ogni cambiamento in una parte del sistema si ripercuoterà in tutte le altre. E se sono solo sei le persone che ci separano da una persona sconosciuta è un pò come se le distanze tra noi e l’altro fossero labili. Quindi se l’altro è talmente vicino a me da essere quasi un fratello, o un parente, o un altro possibile noi, non credete che per migliorare le cose, sentirci veramente connessi al mondo basti poco così?
Simona Sirna è nata a Rivoli (To) classe 1983.
Scrive da sempre: è passata dal diario segreto, alle poesie e all’apertura di un blog: La principessa vestita da clown nel 2014. Qui parla di crescita personale, di spiritualità, di meditazione, scrive recensioni musicali, racconti e analisi di poesie.
Laureata in Lingue e Culture per il Turismo ha collaborato con la rivista Rock it e con le Torino Fashion Bloggers.
Spera un giorno di potersi dedicare alla scrittura e alle narrazioni full time.
Nel frattempo continuerà a dedicarsi a scrivere.
Nel 2019 scrive il suo primo libro “Con i miei occhi”.










