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Gestalt, Arte e Consapevolezza

Gestalt, Arte e Consapevolezza
Natura, I.A., tecnologia e poesia.

La Natura non è bella, belli sono gli occhi di chi la contempla.

2008, 2009, 2010… Cade la notte sul nostro mondo. Che fare? Silenzio? Sento un rispetto sincero per tutti gli artisti che hanno dedicato e dedicano la propria vita all’arte – per diritto o per condizione -. Io però preferisco quelli che dedicano la propria arte alla vita. Scrivo in tempi di crisi e di pace, a favore dell’arte e dell’estetica.

L’arte non è ornamento,
la Parola non è assoluta,
il Suono non è rumore,
le Immagini parlano.

Augusto Boal, 2011, p. 4

Gestalt

Come posso far capire che la Gestalt non è solo un altro concetto fabbricato dalluomo? Come posso dire che la Gestalt è, e non solo per la psicologia, qualcosa che è inerente alla natura?”

Fritz Perls, 2006, p. 59

Con questo articolo voglio portare più sfondo all’integrazione che ho effettuato nella mia pratica clinica tra la terapia della Gestalt e la MusicArtTerapia nella Globalità dei Linguaggi, Metodo Stefania Guerra Lisi (GdL). In particolare mi interessa mettere in evidenza alcuni punti di contatto fertili tra le due prospettive, in relazione al tema della consapevolezza e dell’auto regolazione organismica.

Per la GdL la percezione estetica è intesa come “capacità di sentire” con il corpo e i sensi, risuona con l’armonia e i linguaggi artistici, anche se non sempre in forma consapevole. Nell’autoregolazione organismica, possono emergere apparenti iniziali manifestazioni di caos e dispersione (entropia), preludio alle fasi successive e vitali dell’organismo (sintropia, Luigi Fantappiè, 2011). Spesso ci fermiamo alla fase che ci spaventa, la sensazione di vuoto, di disordine, non dando il tempo al processo completo di riorganizzarsi. Interrompiamo il processo, la crescita, perdendo vitalità, a favore del controllo. In questo modo si strutturano i sintomi, per noi interruzioni di contatto, seppur considerati dalla terapia della Gestalt risorsa creativa. Un sintomo altro non è che il segnale da cui ripartire per riprendere a crescere. Le teorie dei sistemi ci mostrano forme che si creano da sole, autopoieticamente, in natura e nella biologia, -quando non ostacolate- (Varela e Maturana, 2001). E la vita si riorganizza comunque, anche in presenza di ostacoli. Lo stesso succede per la nostra relazione con noi stessi/e e l’ambiente.

Per la GdL, a partire dal corpo e dalle sue memorie contenute, si crea la nostra specifica Arte di vivere. Possiamo riconoscere sintomi e stereotipie come una mappa della storia personale di ognuno/a, anche in presenza di gravi limitazioni psicofisiche. Possiamo quindi, con questa mappa, ripartire dalle interruzioni, dalla capacità innata e autotelica (attività svolte per il piacere intrinseco di farle):

“… che il bambino creativamente esprime, per insegnarci a comunicare…” (Guerra Lisi, S., &  Cappelletti, T., 2020).

Nel nostro lavoro incontriamo queste gestalt aperte come una forma d’arte spontanea. Come in natura, dove le perle nascono dall’esigenza di limitare la sofferenza prodotta dall’attrito del granello di sabbia, nel tessuto morbido del mollusco. Con la lente gestaltica vediamo le interruzioni di contatto e il processo che le struttura in sofisticati e complessi adattamenti creativi, come parte del processo di autoregolazione verso la miglior buona forma possibile del momento (Perls, Hefferline, Goodman 1971). In modo simile la GdL parla di riprendere il filo dove nella storia personale psicofisica e culturale, si è interrotto, ripristinando quello che definisce:

lo sviluppo dell’avviluppo”: dallinarticolato allarticolato, è una legge della crescita organica, della continuità dellevoluzione umana dalla vita prenatale alla morte, e forse oltre. La modalità tipica dellevoluzione è la trans-formazione, la metamorfosi. Grembo sociale, come naturale prolungamento del grembo materno. La GdL ha tra i suoi obiettivi fondamentali la formazione di tutti a svolgere questo ruolo, sviluppando le competenze primarie di cura di cui tutti siamo dotati per natura. In questo la GdL si oppone alla facile delega agli specialisti della cura, necessari ma non sufficienti. https://www.disciplinaglobalitadeilinguaggi.it/concetti-e-principi/

Il concetto di grembo, utero materno o sociale per la GdL, è molto vicino in questo caso a quello di sfondo per la Gestalt. Anche i concetti di inarticolato/articolato richiamano il processo di costituzione della figura/sfondo che articola o disarticola immagini e percezioni, relative ai bisogni emergenti e alle tensioni che premono verso il loro soddisfacimento, percepite a livello estetico-sensoriale. Diventare consapevole di una propria interruzione di contatto è un processo complesso, che svela parti vulnerabili. Posso sostenere questa consapevolezza? Quanto incontro è sufficientemente assimilabile, da poterne rimanere consapevole?

Questo quesito ricorda l’architettura del libro “Le mille e una notte”, (Dominicis, A. (Trad.), 2015) dove Shahrazad racconta una nuova  storia ogni notte al gran re Shahriar, per non morire. Il re è famoso per invitare ogni sera una donna diversa e poi farla uccidere al mattino, perché deluso da sua moglie, vuole evitare di coinvolgersi e cerca nuova compagnia ogni sera. Qui la “novità” ha un costo elevato, -l’uccisione di una donna al giorno-, e contemporaneamente ripete uno schema. Grazie alla sua inventiva Shahrazad invece, di notte in notte viene risparmiata. Succede per aver suscitato la curiosità del re verso una “novità” altra: la storia successiva. Lo schema si è interrotto. In questo modo la gestalt aperta con la moglie si è chiusa, il passato modificato da nuove esperienze, va sullo sfondo e il re senza accorgersi si rimette in gioco nel presente, rischiando nuove delusioni, a fronte del valore maggiore attribuito alla nuova storia, che arriverà in futuro.

Nello sfondo teorico della SGT (Scuola Gestalt di Torino) parliamo di esperienza che cura l’esperienza (F. Perls, 2023, p. 8). Ciò che “cura” è la possibilità di fare intenzionalmente nuove esperienze alternative alle vecchie e accedere alla consapevolezza (Awareness) possibile in quel momento, di quanto sta avvenendo  e di ciò che è cambiato. In questo modo la persona ha un nuovo punto di vista, accresce la sua complessità, aumentando la consapevolezza (Awareness) e la rosa delle scelte possibili.

Lo stesso fa l’arte in tutti i suoi linguaggi, in quanto spesso decontestualizza, sposta da schemi sempre uguali e ripetitivi, aiutando a vedere le cose da differenti punti di vista. Estrae da sé il sintomo, il disagio; raffigurandolo, ci consente di vederlo da fuori e ci permette di fare passaggi di alienazione e identificazione con lui.

L’arte si può anche intendere come movimento del corpo, che genera opere con gli “arti”:

Posso affermare, dopo quarant’anni di ricerca-sperimentazione pedagogico-terapeutica, che far muovere un Uomo significa considerare arti non solo le braccia e le gambe, ma anche lo sguardo, il pensiero, e la parola e le tracce nei vari linguaggi, che ne sono estensioni. L’evoluzione della specie consiste nell’ampliamento di questa possibilità di spostamento attraverso gli arti e le Arti, per un potere sullo spazio e sul tempo sempre più grande, fino ad andare oltre i confini della presenza o esistenza fisica, con la possibilità di lasciare segni della mente: scrittura, poesia, pittura, architettura, “oggetti” segnati dalla qualità-quantità d’uso e soprattutto progetti, immagini, azioni.
(Guerra Lisi,S., 1999 http://www.soundbeam.it/documents/guerra.pdf).

L’attivazione delle nostre articolazioni fisiche, mentali, emozionali e progettuali, è anche un funzionamento nel quale esercitiamo le diverse funzioni del sé, che la Gestalt definisce come: funzione es, funzione io e funzione personalità. Il sé si sperimenta esplorando e manipolando con la funzione es per conoscere noi stessi e il mondo, renderlo più avvicinabile, contattarlo; con la funzione io per imprimergli le nostre tracce, con opere di cui è artefice, a qualunque livello esse siano; con la funzione personalità per digerire, assimilare, elaborare sempre maggiori informazioni a tutti i livelli. L’intero processo di contatto organismo/ambiente esprime il sé in azione e la sua crescita. Le interruzioni di contatto e gli adattamenti creativi nati da esperienze non ancora assimilate, idee e concetti frutto di stereotipi e credenze, sono il luogo fertile del nostro lavoro gestaltico, volto a sostenere il ripristino dell’autoregolazione omeostatica (Perls, Hefferline, Goodman, 1971).

In un contesto sufficientemente sostenente e sicuro possiamo osservare nel bambino  comportamenti più liberi, legati al piacere di lasciarsi andare al flusso creativo e al vivere l’esperienza sensoriale del momento, in quella che Perls definisce concentrazione spontanea (Perls, Hefferline, Goodman, 1971). Lo stesso è possibile per gli adulti, attraverso facilitazioni e dinamiche che destrutturino schemi e rigidità  acquisite,  ritrovando la fiducia nel corpo e nel sentire. C’è una forma di bellezza in tutti i processi biofisici e relazionali che governano la crescita della e nella relazione organismo/ambiente. E c’è valore e bellezza in tutto ciò che facilita il mantenimento, la cura e la sopravvivenza di questa fragile e delicata complessità, se osservata con curiosità, interesse per il dialogo e i costanti riequilibri adattivi, che avvengono tra meccanismi automatici e creatività umana, in tutte le sue forme. La bellezza della natura, nella quale possiamo specchiarci, può essere osservata, dal grande al piccolo, nelle geometrie frattali, (Benoit Mandelbrot, 2018) come in quelle delle strutture atomiche e cellulari del nostro corpo, “buone forme” in costante riequilibrio di simmetria e risonanza, fissate poi nelle arti dalle figure geometriche e mandaliche, nei rosoni delle cattedrali e simili. Il contatto con l’ambiente e la sua esplorazione nel piccolo e nel grande, avviene tramite la nostra capacità estetica, che la GdL intende nell’accezione della parola greca AI-STÊTIKÒS, essere sensibile, capace di sentire. È la mia consapevolezza o meno di ciò che provo, che sento, che mi consente di attuare o interrompere il processo di contatto in una o più fasi: dalla confluenza del pre-contatto e della funzione es, a quella di selezione delle alternative migliori e del contatto pieno della funzione io, all’assimilazione/ritiro del post contatto della funzione personalità (Perls, Hefferline, Goodman, 1971).

Sempre ne La Terapia della Gestalt (Perls, Hefferline, Goodman 1971, p. 264), gli autori affermano:

La parte importante della psicologia dell’arte non si trova nel sogno o nella coscienza critica; essa si trova (…) nella sensazione concentrata e nella manipolazione lucida del mezzo materiale. Con la chiarezza della sensazione e del gioco nei confronti del mezzo come atti essenziali, l’artista accetta il suo sogno e utilizza la sua intenzionalità critica: ed egli realizza spontaneamente una forma oggettiva. L’artista è ben consapevole di ciò che sta facendo; dopo aver terminato, egli vi può mostrare in dettaglio i passi compiuti; non è inconscio mentre lavora, ma non sta neppure attuando principalmente un calcolo deliberato. La sua consapevolezza costituisce una sorta di via di mezzo, né attiva né passiva, che accetta però le condizioni, si concentra sul lavoro, e matura verso la soluzione. Ed è la stessa cosa per quanto riguarda i bambini: è la chiarezza della sensazione del gioco libero, apparentemente privo di scopo, che permette all’energia di fluire spontaneamente e giungere a delle invenzioni così affascinanti. In entrambi i casi l’integrazione sensoriale-motoria, l’accettazione dell’impulso, e il contatto assiduo con il nuovo materiale ambientale, sono gli elementi che producono un lavoro valido. Eppure, tutto sommato, questi sono dei casi abbastanza particolari. Sia le opere d’arte che i giochi dei bambini consumano poca ricchezza sociale e non daranno luogo quindi a delle conseguenze dannose. La stessa via di mezzo d’accettazione e di crescita, può operare nella vita adulta nel corso di azioni più ‘serie’? Noi crediamo di sì.

Dice Boal:

In passato ho scritto che essere umano è essere teatro. Vorrei ora ampliare il concetto: essere umano è essere artista! Arte ed Estetica sono strumenti di libertà (A.Boal 2011, p. 9)

Entrambi i passaggi fanno emergere una visione politica dell’arte, integrativa di opposti, basata sull’unità organismo e ambiente in cui natura/cultura, razionale/irrazionale, ecc., sono espressioni di un campo da cui non siamo separati. Superare le polarità fittizie porta ad una prospettiva di via di mezzo, come nei giochi dei bambini e nell’esperienza artistica, dove per integrare dobbiamo far dialogare, collaborare le diverse parti tra loro, individuali e collettive. Se consideriamo l’idea delineata dalla ricerca della fisica quantistica, noi non siamo entità separate, le differenze servono a conoscerci più in profondità (F. Faggin 2024). Piuttosto che essere in una continua competizione in chiave dominante ed oppressiva, lo scontro/incontro di differenze, diventa un altro modo per conoscere e creare sempre nuove configurazioni della relazione e di noi stessi. Questo concetto rimanda a quanto dice M. Pizzimenti in merito alla forza vitale dell’aggressività come differenza:  l’aggressività ha bisogno di sostenersi sulla sessualità e sull’amore per creare una nuova cornice della forza trasformatrice e distruttiva  (AA.VV. M. Pizzimenti, 2015).

Con l’arte possiamo fare esperienze intenzionali, immaginative e proiettive, esplorare diverse identificazioni, rispecchiarci nella sensorialità di materiali e forme, immergerci e fluire nelle emozioni e situazioni, esprimere concetti, entrare in contatto con parti che sentiamo accessibili e parti che sembrano confinate al mistero. Il nostro essere organismo/ambiente racchiude tutto: dalla vita inorganica, all’organica, fino all’informazione e organizzazione sottese ai sistemi stessi, le entelechie:

un germe di grano possiede il potenziale e la realizzazione. Un germe di grano possiede il potenziale di diventare una pianta e la pianta del grano ne è la realizzazione (F. Perls, 2006, p. 10).

Questo implica che in ogni organismo o insieme di organismi, esistono codici profondi, interni, a partire da quelli del DNA, che contengono le informazioni per arrivare alla propria auto realizzazione e al contempo l’ambiente, di cui gli organismi sono parte, può a sua volta influire e modificare a livello epigenetico, questa linea di tendenza, con quanto prodotto, nato dalla natura di quello stesso organismo (Ernesto Di Mauro, 2020).

Come per es. succede per noi esseri umani con la creazione dell’intelligenza artificiale e con tutta la  tecnologia  prodotta, aspetti che potrebbero modificare le nostre stesse caratteristiche umane come finora le conosciamo, in direzioni che dipenderanno dalle nostre scelte.

La tecnologia comunque  condiziona la nostra vita e le dà forma in relazione anche alla sua presenza. La realtà che viviamo nel mondo globalizzato, determinata anche dal campo tecnologico, esprime già i frutti di applicazioni e sviluppi originati dalla curiosità umana per la crescita e da un rischio entropico  e disgregativo. Un’autoregolazione del sistema è ciò che un’intenzionalità di riumanizzazione della relazione e del contatto può bilanciare, come elemento sintropico e rigenerativo. Intendo con questo il potere curativo prodotto da  esperienze nuove, capaci di  creare alternative allo schema di separazione e isolamento, con esperienze di sostegno all’emergere di processi comunitari e aggregativi. Questo è possibile anche nella nostra specificità di professionisti della Gestalt, al servizio di una crescita armoniosa più ampia tramite il lavoro che facciamo, basato sulla consapevolezza, sul corpo, sul sentire, sul contatto e sul vissuto umano nelle sue differenze. È quanto anche la GdL intende perseguire nel creare percorsi formativi che aiutino genitori, insegnanti, educatori e terapeuti, all’accoglienza del corpo e della sua sapienza, a partire dalle fasi prenatali e proseguendo nel più ampio Grembo Sociale attraverso le Arti e l’Arte di Vivere di quello che la GdL chiama Progetto Persona.

Nel mito greco, la prima intelligenza artificiale inserita in una macchina nasce nella fucina di Efesto: Pandora, commissionata da Giove, come dono da far giungere a Epimeteo, fratello di Prometeo, noto per aver favorito gli esseri umani con il dono del fuoco e della conoscenza riflessiva a lui associata, come indica il suo nome (Pro – meteo), pensare prima di agire.  Suo fratello Epimeteo è la polarità opposta (Epi – meteo), l’impulso, l’agire prima di pensare. I due fratelli sembrano rappresentare le nostre stesse polarità e la necessità di integrarle in noi per riuscire a cogliere l’opportunità rappresentata da  Pandora: il suo aver liberato “tutti i mali” consente all’essere umano di farne esperienza e poterli affrontare e trasformare con una visione di sviluppo, “la speranza” rimasta nel vaso. Questa visione è l’ingrediente che  serve a non fermarci nel mezzo del processo e arrivare alla fine dell’opera. È un ingrediente fondamentale in ogni nuova impresa e  cambio di paradigma: se da un lato ci sono eccitazione e vitalità che danno la spinta al movimento, dall’altro ci serve riflettere, valutare i costi e assumerci la responsabilità  per scelte che comportano rischi, indispensabili però a non fermare la crescita stessa. La visione evolutiva della speranza, è fondamentale per modificare vissuti nei quali pensiamo non ci sia “più niente da fare” e  abbandoniamo nella sua distanza chi ci appare incomprensibile  per cultura, sintomi o stereotipie. Senza una visione e una prospettiva di sviluppo, non scorgiamo la profonda sapienza e comunicazione sottesa a quelle differenze, quei sintomi e quelle stereotipie. Assumere un nuovo punto di vista ci fa accogliere l’altro nella sua diversità, scoprendo che ciò che manifesta appartiene anche a noi e possiamo prendercene cura con presenza, riducendo l’isolamento e arrivando alla comune “poetica” (da poiesis,  fare-creare) e a nuove strade, metodi (da methodos, via-strada),  da percorrere insieme.

Chiudo con due suggestioni su questi temi e visioni:

Una parabola, (da 101 storie Zen, n. 18, 1973, conosciuta anche come L’uomo e la tigre e attribuita a Lao-Tzu) e un brano tratto da Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta (R. M. Pirsig, risvolto di copertina, bandella anteriore 1981).

 

L’uomo e la tigre.

Un uomo che camminava per un campo simbatté in una tigre. Si mise a correre, tallonato dalla tigre. Giunto ad un precipizio, si afferrò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre lorlo.

La tigre lo fiutava dallalto.

Tremando luomo guardò giù, dove, in fondo allabisso, unaltra tigre lo aspettava per divorarlo.

Soltanto la vite lo reggeva. Due topi, uno bianco e uno nero, cominciarono a rosicchiare pian piano la vite.

Luomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. Afferrandosi alla vite con una mano sola, con laltra spiccò la fragola. Comera dolce!

 

Lo Zen e larte della manutenzione della motocicletta.

(…) E il narratore si chiede: qual è la differenza fra chi viaggia in motocicletta sapendo come la moto funziona e chi non lo sa? In che misura ci si deve occupare della manutenzione della propria motocicletta? Mentre guarda smaglianti prati blu di fiori di lino, gli si formula già una risposta: «Il Buddha, il Divino, dimora nel circuito di un calcolatore o negli ingranaggi del cambio di una moto con lo stesso agio che in cima a una montagna o nei petali di un fiore». Questo pensiero è la minuscola leva che servirà a sollevare altre domande subito incombenti: da che cosa nasce la tecnologia, perché provoca odio, perché è illusorio sfuggirle? Che cos’è la Qualità? Perché non possiamo vivere senza di essa (…).

Bibliografia

  • AA.VV. (2015). Aggressività e sessualità. Il rapporto figura/sfondo tra dolore e piacere (M. Pizzimenti, a cura di). FrancoAngeli.
  • Boal, A. (2011). L’estetica dell’oppresso: L’arte e l’estetica come strumenti di libertà. La Meridiana.
  • Di Mauro, E. (2020). Epigenetica: Il DNA che impara. Istruzioni per l’uso del patrimonio genetico. Asterios.
  • Dominicis, A. (Trad.). (2015). Le mille e una notte (ed. integrale). Newton Compton.
  • Faggin, F. (2024). Oltre l’invisibile: Dove scienza e spiritualità si uniscono. Mondadori.
  • Fantappiè, L. (2011). Che cos’è la sintropia: Principi di una teoria unitaria del mondo fisico e biologico e conferenze scelte. Di Renzo Editore.
  • Guerra Lisi, S. (1999). Sinestesiarti nella globalità dei linguaggi. Borla.
  • Guerra Lisi, S., & Stefani, G. (2001). Gli stili prenatali nelle arti e nella vita. Borla.
  • Guerra Lisi, S. (2020). Prefazione a T. Cappelletti, Educazione continua: Genitori educandi e figli educatori. ETS.
  • Guerra Lisi, S. (2018). Progetto persona: MusicArTerapia nella globalità dei linguaggi. Ambiti di applicazione pedagogico-terapeutici. Armando.
  • Mandelbrot, B. (2018). Nel mondo dei frattali. Di Renzo Editore.
  • Maturana, H. R., & Varela, F. J. (2001). Autopoiesi e cognizione: La realizzazione del vivente. Marsilio.
  • Perls, F. (2006). Qui e ora: Psicoterapia autobiografica. Sovera.
  • Perls, F. (2023). Psicopatologia della consapevolezza: Un manoscritto inedito studiato e commentato da terapeuti della Gestalt. Astrolabio.
  • Perls, F., Hefferline, R., & Goodman, P. (1971). La terapia della Gestalt: Eccitamento e accrescimento nella personalità umana. Astrolabio.
  • Pirsig, R. M. (1981). Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta. Adelphi.
  • Reps, P., & Senzaki, N. (1973). 101 storie zen. Adelphi.

Sitografia

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