Premessa
Attraverso la mia pratica clinica voglio mostrare in questo articolo come il corpo e l’azione si inseriscano in un processo terapeutico basato sulla parola. Questo inserimento permette, sia nelle sedute individuali che nelle sedute di gruppo, di far emergere il conflitto che blocca l’individuo impedendogli di vivere pienamente la sua vita.
Farò degli accenni teorici a due approcci che appartengono a due formazioni differenti: quella gruppoanalitica e quella gestaltica, che nella pratica clinica hanno trovato la loro integrazione. Inoltre farò solamente degli accenni a concetti quali il desiderio o il trauma o il corpo nel gruppo, che comunque avrebbero bisogno di una trattazione più ampia. Parlerò di due casi trattati in sedute individuali e del caso di un gruppo composto da 6 pazienti, che dura da circa due anni. Lo scopo è quello di mostrare l’importanza del continuo confronto dialettico tra la mente e il corpo, tra l’azione e la parola nella prassi psicoterapeutica.
Attribuzione di “Senso” nella pratica clinica
Quando mi è stato proposto di scrivere un articolo su questo argomento ho immediatamente sentito che l’attribuzione del senso della vita ha sempre permeato tutta la mia attività clinica.
Il senso della vita è soggettivo ed individuale e si trasforma nel corso del tempo. Non si limita ad un solo ambito: un individuo può promuovere l’affermazione di sé stesso nel suo lavoro ed allo stesso tempo esperire l’emozione amorosa, o qualsiasi altra cosa sia in grado di realizzare la pienezza della propria esistenza. La ricerca dell’individuo è la ricerca stessa dell’orizzonte della soggettività nella sua realtà.
Lo psicologo Martin Kohe afferma che“il potere più grande che una persona possiede è la possibilità di scegliere”anche e soprattutto per quanto riguarda il senso della propria vita.
Soggettività, individualità e possibilità di scelta sono i tre elementi che come perni permettono la costruzione dell’identità della persona. L’iniziale sensazione/intuizione che attribuire il senso alla propria esistenza sia strettamente interconnesso con il processo terapeutico, incomincia ad acquistare forma.
Una donna di 43 anni, Federica, durante la seduta individuale mi dice: “… In questa fase della mia vita mi trovo a passare delle giornate piene di impegni il mio lavoro, le bambine, mio marito, i miei genitori che stanno male, il malato che muore… Arrivo a fine serata e mi chiedo se sto vivendo la mia vita. Non ho la sensazione di viverla, faccio tante cose ma non so che senso ha il farle… Ho passato gran parte della mia vita con un senso di inferiorità che dovevo riscattare. Persino all’università, anche se superavo degli esami importanti e difficili al primo tentativo, non mi sentivo soddisfatta di quello che facevo…”. La seduta continua parlando delle sue difficoltà nel fare qualche cosa per sé stessa. Poi prosegue il suo racconto parlando di come si sentisse inadeguata a non rispettare quelle norme e doveri legati all’immagine introiettata, creata dal suo bisogno di soddisfare le aspettative degli altri e di sua madre, con lo scopo di preservare i rapporti.
Un uomo di 38 anni, Marco, in una seduta individuale mi dice “… Mi faccio la cannetta serale per rilassarmi e godermi la fine della giornata, ma quando sto male incomincio a farmi le canne dalle quattro del pomeriggio ed arrivo a fine serata che anche la cannetta non acquista più senso. Quest’ansia che mi porta ad esagerare, a voler tutto subito è come un’ossessione che non mi abbandona mai e mi fa perdere il senso delle cose…”. La seduta continua parlando di come saturare tutti gli spazi, avere tutto a disposizione, avere tutto e subito, vivere voracemente la sua vita, che comunque non gli permette di creare quello spazio vuoto dato dalla noia e dall’assenza, fattori che sono importanti per l’emergere del desiderio. Per lui il desiderio è il motore della motivazione ed è quel fattore che dà senso alla sua vita e alle cose che fa.
Adler nel suo libro Il senso della vita scrive: “indagare sul senso della vita non ha valore se non si tiene conto del sistema di relazioni fra l’uomo e il cosmo” (Adler, pag.201).
L’autore continua indicando due sensi/direzioni che la vita deve avere per acquistare senso:
- Una direzione verticale: la linea dell’evoluzione creativa che ogni specie persegue con lo scopo ideale di perfezione e di adattamento alle esigenze della realtà. Questa forza di cui noi siamo poco consapevoli “…può essere identificata con il sentimento sociale, in quanto fattore di legame fra gli uomini e sforzo ascensionale nell’ambito dell’evoluzione.” (Adler, pag. 203)
- Una direzione orizzontale: “…il fatto di perseguire il bene della collettività ci può comunque aiutare e può consentirci di non rimanere legati a delle finzioni che hanno perso la loro validità.” (Adler, pag.206)
Adler descrive queste idee come l’aspetto metafisico della psicologia. Speculazioni trascendentali che non sono colte in un’immediatezza e che spesso generano rifiuti. Speculazioni che sviluppano nuove idee e “…che si trovano sempre al di là dell’esperienza immediata.” (Adler, pag.205)
Adler sottolinea l’importanza del rapporto individuo/gruppo e della stretta connessione di questa relazione con il benessere dell’individuo e la sua identità.
Il sociodramma e lo psicodramma di Moreno, la teoria del Campo e la dinamica di gruppo di Lewin, il confine di contatto nel qui ed ora e la relazione io/altro di Perls, come terapie “dell’azione”, la filogenesi di Burrow, la gruppoanalisi di Foulkes, gli sviluppi postmoderni della terapia di gruppo e della Group Analytic Society, come terapie “della parola”, pur avendo degli aspetti teorici e metodologici completamente differenti, spesso opposti, condividono l’importanza di inserire l’individuo nel suo contesto, nel suo campo o spazio di vita, nella relazione con l’altro o confine di contatto, nel qui ed ora dell’esperienza, nei gruppi di appartenenza o nel gruppo transgenerazionale e sociale, nel conflitto individuo/gruppo. Inserire l’individuo nel suo contesto permette di comprendere e di dare senso al suo comportamento, alle sue emozioni, ai suoi vissuti, alle sue difficoltà, ai suoi blocchi e alle sue psicopatologie. Per utilizzare le parole di Foulkes: inserire l’individuo nel gruppo permette di creare “…il terreno condiviso comune che alla fine determina il senso e il significato di tutti gli eventi su cui tutte le comunicazioni e interpretazioni verbali e non verbali si basano” (Foulkes, pag.42).
La relazione fra l’individuo e il gruppo si “configura” a diversi livelli e in differenti contesti della vita, quelli dell’individuo da solo, dei gruppi cui appartiene e della società nel suo complesso.
Basti ricordare che la norma è un concetto gruppale e la “normalità” un suo derivato, che il concetto di salute, così come quelli di malattia e di guarigione, sono sempre riferiti al gruppo ed alle caratteristiche spazio-temporali che lo definiscono in senso storico e sociale. Come dice Carl Rogers“Nel gruppo ci si ammala e solo nel gruppo si può guarire”.
Come evidenzia Perls in Teoria e pratica della terapia della Gestalt l’individuo e l’ambiente in cui esso vive e si muove devono essere in stretto contatto tra di loro, per permettere la crescita e lo sviluppo della vita. Quando questo contatto viene a mancare, per le paure o per i blocchi creati dal precedente funzionamento nella vita dell’individuo, il compito della psicoterapia è quello di ristabilire questo contatto, affinché l’esistenza della persona riacquisti energia e senso.
Nel gruppo e nelle terapie di gruppo, sia in quelle che prediligono l’azione e sia in quelle che prediligono la parola, la circolarità rende il corpo e il non verbale manifesto e parte integrante del processo terapeutico. Forse è proprio questa una rivoluzione epistemologica che la terapia di gruppo compie rispetto alle terapie individuali, dove il corpo rimane a mezzo busto e “tagliato” a metà.
All’inizio del gruppo, in uno scambio di battute prima di prendere posto nel cerchio una donna Carlotta, una donna di 36 anni, dice ad un’altra donna di 50 anni, Ada, “… oggi sei vestita in stile gnocca…” e si salutano abbracciandosi. Sempre nello stesso gruppo Ada dice ad un uomo di 42 anni, Carlo, “…. Porti sempre la cravatta come se fossi appena uscito dall’ufficio, all’interno del gruppo devi imparare anche a scioglierti ed a parlarci dei tuoi problemi, piuttosto che rimanere chiuso nel tuo ruolo. Levati questa cravatta…” Tutto il gruppo concorda con lei.
I riferimenti al corpo, alla postura, all’espressione sono molto frequenti all’interno delle dinamiche di gruppo ed al suo processo terapeutico.
I nostri corpi non sono solamente biologici: non c’è gesto o atteggiamento che non abbia un significato sociale. Il corpo acquista il valore di veicolo espressivo e sociale. Questo significa che c’è un ordine nel corpo più che nella mente. Nel concetto di habitus di Bourdieu troviamo i valori sociali incorporati, inevitabilmente acquisiti attraverso le precoci interazioni che avvengono intorno al corpo in un dato contesto sociale e che creano così la base per ulteriori percezioni e per la valutazione di quest’ultime. In questi processi la coscienza è meno importante. La maggior parte dei fenomeni a cui si fa riferimento in questo contesto non sono inconsci nel senso di sconosciuti o rimossi, ma sono inconsci rispetto a tutti i significati inclusi nelle azioni, nelle rappresentazioni, nei rituali e nell’uso dello spazio. Qui il corpo stesso agisce da memoria. Questo è inteso in senso molto più ampio di quanto discusso nella terapia del trauma, in cui è ben noto che il corpo conosca le cose. Quindi l’habitus ci permette di articolare ad un livello sociale le forme di interazione, i modelli comunicativi e le emozioni correlate, i modi di percepire ecc.
Inserendo il corpo e l’immaginazione nella seduta successiva con Federica, le chiedo di fare un gioco gestaltico. Dopo un leggero rilassamento “…le chiedo di immaginare uno specchio e lei che ci si riflette. Le chiedo di osservare cosa vede, cosa le piace e cosa non le piace dell’immagine riflessa. Le chiedo di osservare se quell’immagine somiglia a qualche persona o se le fa venire in mente qualcuno. Poi l’immagine riflessa si trasforma e diviene l’immagine che non riesce ad essere all’altezza delle situazioni, che si sente sempre meno degli altri, che vede gli altri sempre più grandi e migliori…” A questo punto Federica incomincia a muoversi, mostra dei segni di uno stato ansioso ed inizia a tremare. Continuo dicendo “…questa immagine riflessa si trasforma e diviene una bambina che vede il mondo grande grande mentre tu ti senti piccola piccola. Non puoi parlare, non puoi giocare, i grandi non ti possono ascoltare perché tu sei piccola, non puoi parlare perché gli adulti ti spaventano…” A questo punto il viso di Federica si trasforma nel viso di una bambina imbronciata che si nasconde. “… Adesso quella bambina esce dallo specchio ed é di fronte a te, puoi fare tutto quello che desideri, la puoi accarezzare, consolare, abbracciare fino a quando quella bambina diventa una parte di te…” Federica si mette a piangere, il viso si distende. Quando riapre gli occhi mi racconta che all’inizio aveva visto sé stessa e la cosa che non gli piaceva era il cipiglio di quando sente che comanda nelle relazioni con gli altri. Ciò che le piaceva è il momento in cui gioca con le figlie. Continua raccontandomi che si sentiva molto ansiosa quando l’immagine ha incominciato a trasformarsi. Quando è diventata bambina, le è tornato alla mente un fatto che le è successo quando aveva 9-10 anni, ma che adesso non si sente di raccontare, sente troppa vergogna. Alla fine ha abbracciato la bambina virtuale e si è sentita meglio. La seduta successiva mi racconta di come sia riuscita a stare ed a giocare con sua figlia in modo piacevole e divertente ed anche di un abuso subito quando era bambina.
Come dice Bourdieu il corpo conosce le cose e ci conduce al trauma ad al conflitto. Il corpo deve diventare parola, bisogna trovare Le parole per dirlo come intitolava il suo romanzo Marie Cardinal, e la parola deve diventare corpo, affinchè il processo psicoterapeutico sia efficace. Forse l’inconscio e il conflitto si manifestano proprio in questo luogo, nel qui ed ora della vita, quando il corpo e la parola non coincidono. Quando questo accade la parola diviene un contenuto razionale ed intellettuale vuoto, mentre il corpo ha un movimento ed un’azione ripetitiva senza significato, creando una costellazione di difese, resistenze, paure e blocchi: la corazza descritta da Reich in Analisi del carattere.
La seduta con Marco diventa un gioco gestaltico in quella successiva. Dopo un leggero rilassamento gli chiedo: “…Immagina di trovarti in una spiaggia e di avere il mare di fronte, passeggi fino a trovare un posto dove ti senti a tuo agio, che ti piace e dove ti puoi fermare. Quando hai trovato questo luogo ti siedi guardando il mare e le onde del mare che si rompono sulla spiaggia ti toccano i piedi. Stai fermo… osservi il mare, mentre il mare ti lambisce i piedi… fai attenzione a cosa provi ed a come ti senti… sei tu e solo tu di fronte al tuo mare e piano piano nasce qualche cosa dentro di te, il tuo desiderio come un’onda del mare incomincia a comparire dentro di te, sentilo, dagli corpo… fai attenzione a cosa provi e che sensazione ti da sentire crescere dentro di te questo desiderio…” Mi racconta che da una iniziale difficoltà a rilassarsi ed a fermare i suoi pensieri, lentamente ha sentito una sensazione di pace e tranquillità. Continua raccontandomi che ha sentito che il suo desiderio era di stare tranquillo di fronte al mare e di valorizzare quello che ha, quello che è e quello che sente. Si è sempre sentito un fallito perché era l’ultimo della classe e non gli andava di studiare. Questa sensazione lo ha seguito per tutta la vita ed in tutte le cose che fa. La seduta seguente mi racconta che durante la settimana è stato molto più tranquillo, non ha sentito il bisogno di fumare (le canne), è riuscito a diminuire gli stati di tensione con la moglie e si è divertito a raccontare alle bambine della sua passione per la sua squadra di calcio.
Inserire un gioco di immaginazione che tocca il conflitto, mascherato dietro l’immagine suggerita, permette all’individuo non solo di prendere consapevolezza dei suoi desideri, ma gli permette anche di modificare il suo comportamento ed il suo vissuto.
Corpo e mente tornano a coincidere e subito si riattivano le energie e la creatività dell’individuo.
Mi sembra importante fare una osservazione sulla tecnica: inserire dei giochi di immaginazione ad hoc nel processo psicoterapeutico è una tecnica che ho visto sviluppare e applicare, con una potente forza evocativa, dalla mia formatrice gestaltica Francesca Candeloro che ha lavorato per molti anni con Giuseppe Donadio attraverso la terapia della Gestalt Analitica. La capacità di creare delle immagini che in modo mascherato mostrano il conflitto e l’emozione bloccata e che abbiano in sé la potenza del simbolo, polarizza la concentrazione del paziente e permette non solo la consapevolezza, ma anche la possibilità di rimuovere quei blocchi che impediscono di vivere pienamente la propria vita.
Nella seduta individuale viene usata l’immaginazione in mancanza dell’altro; nel gruppo queste immagini possono essere giocate, inserendo l’azione nella parola del gruppo stesso.
Così la difficoltà del gruppo nel vivere il proprio corpo, le emozioni e i desideri sessuali, mostrata dalla difficoltà a levarsi la cravatta e ad uscire fuori dal ruolo di Carlo, diventa il gioco erotico della “Foresta e del viandante”. All’interno del gruppo, dopo un lungo silenzio, propongo di fare un gioco: si alzano tutti in piedi e chiedo che ci sia un volontario che farà il viandante. Il resto del gruppo farà la foresta e guiderà il viandante che tiene gli occhi chiusi. Il gioco incomincia ed il volontario con gli occhi chiusi viene toccato, guidato, spinto, delicatamente condotto nei suoi movimenti nello spazio del gruppo. Dopo il primo volontario si propone Carlo e anche se sa che deve tenere gli occhi chiusi fa difficoltà a farlo. Così il gruppo che prima nel condurlo era troppo energico ed aggressivo lentamente diventa più morbido e delicato. Dopo che tutti a turno hanno ricoperto il ruolo del viandante, ci si rimette in circolo e si condividono le emozioni. La sensazione di essere guidati dal gruppo è piacevole, fidarsi ed affidarsi ad esso è importante, qualcuno avvertiva che il cammino del viandante era una strada determinata, qualcun altro al contrario sentiva che le strade erano incerte…Questi i commenti dei vari partecipanti. Solamente dopo un po’ di condivisione Carlotta, che ha con il suo corpo una maggiore libertà, dice che sentire le mani dell’altro su sé stessa inizialmente la disturbava un po’, ma poi ha sentito che quelle mani la guidavano dolcemente e si è lasciata andare. L’unica persona del gruppo che ha percepito e verbalizzato la dimensione corporea ed erotica del gioco, la esprime nel gruppo, reinserisce e parla del conflitto nel vivere questa dimensione. Il gruppo subito risuona con vissuti: “…per me lo spazio era troppo piccolo e sentivo troppo addosso gli altri…”, “…lo spazio piccolo mi ha dato un senso di oppressione…”, “…la fisicità degli altri non mi permetteva di seguire la mia strada…”.
Il gioco gestaltico e l’azione così acquistano il valore di modalità comunicative del gruppo, che se strutturate ed inserite ad hoc, aiutano a dare voce al vissuto corporeo permettendo al paziente di “dire” le proprie emozioni.
All’interno del piccolo gruppo qualsiasi evento ha il valore di una comunicazione. Ciò significa che interagiscono incessantemente le caratteristiche personali (intrapersonale), le caratteristiche della relazione Io/Altro (interpersonale) e le caratteristiche della cultura, società, territorio, norme, archetipi etc. (transpersonale), sia con forme verbali (di parole) e sia come espressioni mimiche o manifestazioni somatiche.
La formazione in gruppoanalisi presso il Prof. Ondarza Linares, che ho fatto in parallelo con la formazione gestaltica, mi ha insegnato che nel gruppo ogni conflitto od evento provoca risposte consce ed inconsce che coinvolgono sia ciascuno dei membri e sia tutto il gruppo. Le reazioni che emergono come “figura” in primo piano, sono connesse con “il fondo corale del gruppo”. Tale rapporto costituisce la configurazione di un conflitto all’interno del gruppo che può essere considerato come “campo gruppale gestaltico”.
Ciò permette la localizzazione del conflitto stesso, essendo essa “il punto spazio-temporale della matrice del gruppo nel quale una risposta nevrotica individuale acquista nuovo significato nel contesto della matrice..” (Ondarza Linares, pag. 3017)
Configurazione e localizzazione sono concetti che la gruppoanalisi ha mutuato dalla terapia della gestalt e che sono di importanza basilare nella costruzione del processo gruppale e della rete e matrice.
Foulkes come lui stesso afferma nel suo libro La psicoterapia gruppoanalitica, prende il concetto di rete in analogia al suo maestro Kurt Goldstein che definisce il sistema nervoso… non come la somma complessa di neuroni individuali bensì al contrario come un insieme che reagisce costantemente. Egli (Goldstein) definì ciò una rete e chiamò punto nodale la singola cellula nervosa (Foulkes, pag.52).
Analogamente Foulkes chiama rete il “sistema totale delle persone” che sono in relazione e punti nodali gli individui che la compongono.
“L’azione efficace” (Pearls, pag.247) per la gestalt è definita come l’azione diretta verso il soddisfacimento di un bisogno dominante, fornendoci indizi sulle modalità e forme specifiche del comportamento dell’individuo sia riuscite che disturbate.
Analogamente le dinamiche di gruppo mostrano attraverso le parole, così come sono dette e che forma hanno (rete comunicativa) simili ad azioni, l’emergere e il configurarsi dei bisogni dell’individuo. Il modo di comunicare e di interrelazionarsi, la dinamica di gruppo, mostrano dove l’individuo fallisce nel soddisfacimento dei suoi bisogni, mostrando la “coazione a ripetere”.
Lo scopo dell’inserimento nel processo di gruppo, condotto gruppoanaliticamente, del gioco o della maratona gestaltica è finalizzato a toccare con il corpo, con l’azione, e con l’emozione, i diversi livelli della problematica che si sta configurando. Così si dà all’azione un significato di acting in. In tal modo l’esperienza ed il vissuto emersi nella maratona vengono poi reinseriti nel processo di gruppo affinché le emozioni liberate nell’esperienza acuta, non siano solamente legate al momento liberatorio e catartico, ma diventino materiale da elaborare nella matrice del gruppo.
La parola si costituisce come l’atomo del sociale umano, mentre l’azione è la minima unità dell’incontro. “Azione e parola possono rappresentare una coppia dialettica che interagisce costantemente fin dall’inizio dell’esistenza dell’individuo (ontogenesi) nel contesto della gruppalità (filogenesi).” (Ondarza Linares)
L’interazione dialettica dell’azione e della parola, della mente e del corpo nel processo psicoterapeutico permettono di evidenziare laddove il contatto fallisca ed il conflitto emerga. Questo permette di portare a galla quegli “introietti” inconsapevoli “…che possano essere distrutti…”. Attraverso il “…potere integrativo del sé…” (Perls, Hofferline, Goodman, pag.386) l’individuo costruisce la sua identità ed è in grado di realizzare la pienezza della propria esistenza dando il senso alla sua vita, secondo le sue scelte.
Bibliografia
- AA.VV. Bion e la psicoterapia di gruppo, A cura di M. Pines, Borla, Roma, 1988
- Adler A., Il senso della vita, De Agostini, Novara, 1990
- De Marè P.B., Prospettive di psicoterapia di gruppo, Astrolabio, Roma, 1973
- Donadio G., Carta S., La gestalt analitica. Una via per l’individuazione, Pozzi Edizioni, 1987
- Foulkes S.H., Anthony J. E., Group psychotherapy, The psychoanalitic approach, Penguin Books L.T.D., Middlesex, England, 1957
- Foulkes S.H., Therapeutic group analysis, Allen and Unwin London, trad. ital. Boringhieri, Torino, 1967
- Foulkes S.H. ,1975, Group analytic psychotherapy, Gordon on Breach, London, trad. it. Astrolabio, Roma, 1976
- Foulkes S.H., 1978, Introduction to group-analytic psychotherapy, Heinemann London, trad. it. Edizioni Universitarie Romane, Roma, 1991
- Foulkes S.H. ,1968, Group dynamic process and group analysis, Selected Papers, Karnae Books, London, 1990
- Foulkes S.H.,1971, The group as a matrix of the Individual’s Mental Life, Selected Papers, Karnac Books, London , 1990
- Gasseau M., Gasca G., Lo psicodramma junghiano, Bollati Boringhieri, Torino, 1991
- Greemberg J. R., Mitchell S. A., Le relazioni oggettuali nella teoria psicoanalitica, Il Mulino, Bologna, 1986
- Laplance J., Pontalis J.B., Enciclopedia della psicoanalisi, Editori Laterza, Roma-Bari, 1987
- Ondarza Linares J., L’inconscio sociale, Edizioni Universitarie Romane, Roma, 2009
- Ondarza Linares J., Livelli terapeutici ed indicazioni della psicoterapia di gruppo, In:Indicazioni e valutazioni dei risultati della psicoterapia. Patron, Bologna, 1979
- Ondarza Linares.J., Individual or group? Some clinical and technical configurations of the dilemma for the group psychotherapist in the group psychotherapeutic process, Rivista Sperimentale di Feniatria, AGE Grafica Editoriale, Reggio Emilia, Vol. CVIII, Fasc.IV, 1984
- Ondarza Linares J., The vicissitudes of identity, identification and alienation in the group analytic process, Comunicazione al X Congresso Internazionale Psicoterapia Grupppo, Amsterdam, 1984
- Ondarza Linares J., Tra l’Azione e il Pensiero: riflessioni sullo psicodramma e il gruppoanalitico, Com. al Convegno COIRAG, Torino,
- Ondarza Linares J., Psicoterapie di gruppo (dal Trattato italiano di psichiatria Vol.III) – Masson, Milano-Parigi-Barcellona 1999 pag.3607
- Ossicini A., Kurt Lewin e la psicologia moderna, Armando Editore, Roma, 1976
- Papale S., Il concetto di rete: dalla gruppoanalisi alla psicologia sociale, in “Psicoterapia e rete dei servizi”, Torino Atti Congressuali, Centro Scientifico Editore, Torino, 1997.
- Papale S., Forchetti S., La gruppoanalisi: una risposta alle richieste di psicoterapia, Marina di Ravenna Atti Congressuali, Centro Scientifico Editore, Torino, 1998.
- Perls F., Hefferline R.F., Goodman P., Teoria e pratica della terapia della Gestalt, Astrolabio, Roma 1971
- Perls F., L’approccio della Gestalt, Astrolabio, Roma 1973
- Perls F., Baumgardner, L’eredità di Pearls, doni del lago Cowichan, Astrolabio, Roma, 1975
- Reich W., Analisi del carattere, Sugarco Edizioni, Carnago, 1973
- Simkin S.J., Brevi lezioni di Gestalt, Borla, Roma,, 1978
- Yalom I.D., The teory and practice of group psychotherapy, Basic Books, IV Edizione, 1995, trad. it.Boringhieri, Torino, 1974









