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La spiaggia dei ricordi morti

La spiaggia dei ricordi morti
Michela Gecele

Michela Gecele, psichiatra e psicoterapeuta della Gestalt ci regala, dopo I fiumi sotto la città, il suo secondo romanzo giallo – edito da Forme Libere nel 2014 – dove ci fa entrare direttamente nei pensieri, nelle osservazioni, nelle emozioni e nelle sensazioni della protagonista. Si chiama Ada Hartmann, trasferita da Berlino a Catania, dove è ambientata la storia. Ada é una detective per inclinazione spontanea e imperativo personale, aspetto che la sua professione di sociologa le consente di coltivare con soddisfazione, rendendola in cambio creativa con gli allievi a cui insegna all’Università. Ada possiede inoltre, piccoli rituali per prendersi lo stacco necessario dai suoi stessi pensieri e saper apprezzare, con devozione profonda, sempre nuove e particolari fette di torta, quasi fossero una metafora della vita.

In questo nuovo romanzo, nel titolo si parla di ricordi morti. Quando qualcosa non si maneggia e pratica più, muore. Eppure, come per le lingue ne resta traccia e nell’impararle lo stesso, anche quando non più comunemente usate, si esercita e si apre la mente ad altre logiche e si può accedere a cronache altrimenti inaccessibili… Come succede con i ricordi che Ada scova, connaturata archeologa di un’epoca quasi sparita, a cavallo degli anni ‘60/’70… Una traccia, un codice un enigma, che Ada segue, rincorrendo fili di storie che si intrecciano alla sua e alla nostra, nella biosfera che sempre si crea con l’atto magico della scrittura.

Ada, quasi il femminile di Ade, dio dei morti. E la morte qui è indagata, presa e scomposta da tutte le facce del cristallo che la luce di volta in volta lascia vedere. L’amore ne è il centro, come il bersaglio di un Killer o Killer esso stesso, a seconda che siamo preda o Minotauro nel cuore del labirinto. Non solo la morte naturale viene presa in esame, ma anche l’assassinio. Quali ragioni si celano dentro la vita che necessariamente porta alla morte, sua unica certezza e cosa porta l’essere umano ad agire la facoltà di uccidere? Chi uccide e chi è ucciso? Ci sono piste più facili nell’indagine, che placherebbero le ansie del lettore, ma il labirinto ritorna e non sempre la strada per uscire è a portata di mano.

Allora Ada e la sua vita diventano il filo di Arianna per tentare di uscire dalle vicende, comprendendo un po’ più se stessa. Si capisce che c’è un prima, nella storia di Ada e si vuole conoscere il seguito. Ma siamo gestalticamente nel qui e ora di un tempo che dilata le percezioni ed accresce il sé, attraverso infiniti rivoli di vicende e del loro rovesciamento, nelle quali veniamo tutti coinvolti. No, ancora non c’è salvezza, siamo a metà del guado, quando l’indagine finisce ci sono più risposte, ma l’enigma è ancora più grande e da fuori è passato dentro di noi. Certo l’incanto è rotto, la bella favola è finita, ma un seme di nuove e più mature visioni aspetta Ada dietro l’angolo. Forse… Nessuno può davvero prometterlo.

Intanto, per tenere botta e non darla vinta al freddo interiore ed alla momentanea perdita di senso, la personalità saggia di una bella fetta di torta giunge puntuale, selezionata con precisione e cura da Ada, tra le tante possibili ricette e fa da periodico intermezzo, riportando salute, cose vere, perché buone e belle, recuperando respiro, spinta per proseguire, chiudere un capitolo e voltare la pagina della mente, ponendo fine, per ora, all’intrico. Ci rincontreremo? Chissà, intanto qualcosa di Ada possiamo ancora trovarla, cercando sue tracce nel libro precedente, I fiumi sotto la città, che ha sempre lei come protagonista.

Tra le tante suggestioni e intuizioni rimaste dall’incontro con il mondo di Ada, una in particolare mi continua a stimolare… che in quella fetta di torta ci sia un codice più potente di tante morte verità, rimaste impigliate nei ricordi.

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