A marzo 2015 Giovanni Salonia, Psicoterapeuta della Gestalt e Direttore della Scuola di specializzazione in Psicoterapia dell’Istituto di Gestale Therapy HCC Kairos, Direttore della rivista GTK, ha tenuto presso la Scuola Gestalt di Torino il seminario “La sessualità nella Gestalt Therapy”. La nostra redattrice Iride Pistacchio vi ha partecipato e ci dona, in questo articolo, alcune suggestioni significative sullo sviluppo di una sessualità piena e consapevole.
In questo scritto porto alcuni spunti che ho trovato particolarmente interessanti nel seminario sulla sessualità condotto da Giovanni Salonia e organizzato dalla Scuola Gestalt di Torino nel mese di marzo 2015. In questa esperienza ho incontrato parole che sanno “toccare” il corpo e descrivere con tatto la necessità dell’esperienza corporea e degli abbracci, infondendo calore e presenza. Ho sentito risuonare in me e in quella che è la mia esperienza clinica, quanto la necessità di essere “toccati” affettivamente, se soddisfatta, consenta di maturare adulti e genitori capaci di contenere e modellare nell’abbraccio e nella danza a due dell’incontro, i corpi dei figli.
La sessualità, in senso ampio, nasce già in questi primi passi verso la maturazione globale, che ne sono il fondamentale sostegno. In mancanza di buoni contatti corporei primari, si genera invece una ricerca che non è di una sessualità piena, ma ancora di un contatto di base mancante.
Questa è, spesso, la realtà che ci troviamo a vivere prima di essere pienamente disponibili ad un contatto con l’altro nella pienezza: cerchiamo le parti mancanti di un puzzle, le sensazioni fondamentali date da un corpo adulto che ci contenga, rassicuri, viva la gioia del suo incontro con il nostro. Fintanto che non avremo completato il nostro disegno interno, cercheremo i pezzi mancanti negli altri, confondendo questa ricerca con l’incontro pieno tra due persone complete e consapevoli della loro corporeità. Fintanto che non saremo completi, continueremo a cercare nell’altro una risposta ai nostri bisogni, piuttosto che offrirci all’incontro pieno, nella sua accezione più autentica di scambio e arricchimento.
Per sottolineare quanto l’incontro sia, più che un punto di partenza, un travagliato viaggio che a volte può durare anche tutta la vita, Salonia ha citato i versi della poesia di Pablo Neruda “Quante strade per giungere ad un bacio” che ho trovato molto evocativa e che riporto di seguito:
Amore, quante strade per giungere a un bacio,
che solitudine errante fino alla tua compagnia!
I treni continuano a rotolare soli con la pioggia.
A Taltal ancora non albeggia la primavera.
Ma tu ed io, amor mio, siamo uniti,
uniti dai vestiti alle radici,
uniti d’autunno, d’acqua, di fianchi,
fino ad essere solo tu, sol io uniti.
Pensare che costò tante pietre che trascina il fiume,
la foce dell’acqua del Boroa,
pensare che separati da treni e da nazioni
tu e io dovevamo semplicemente amarci,
confusi con tutti, con uomini e con donne,
con la terra che pianta ed educa i garofani.
Questa poesia esprime un concetto centrale nella trattazione del seminario: quanto sia lungo il percorso per giungere ad un incontro autentico, ad una sessualità piena, fatta di desiderio di unione con l’altro e completamento di sé. Salonia ha evidenziato come il desiderio sia diverso dal bisogno: il bisogno si colloca in una relazione dettata dalla necessità che qualcuno si prenda cura di noi, dal quale dipendiamo per la nostra sopravvivenza; il desiderio, invece, ci spinge a cercare l’altro per ciò che è realmente nella sua individualità.
Nell’introdurre il tema della sessualità, Salonia porta inoltre una riflessione fondamentale sui cambiamenti sociali avvenuti dopo il 1945, nei quali ha avuto molta importanza il contributo dato dal pensiero femminista che ha modificato il modo di intendere i rapporti tra gli uomini e le donne, portando ad un cambiamento dei modelli relazionali precedenti. Secondo il suo pensiero, la vera rivoluzione sessuale è stata l’introduzione del dialogo e della conoscenza reciproca: se in passato la rigidità sociale aveva gli afrodisiaci della trasgressione e della paura di essere abbandonati, ora, caduti questi veli di copertura, emerge la paura del confronto tra il maschile e il femminile. L’unica strada che ci resta da percorrere è quella di costruire rapporti maturi, che però ancora non padroneggiamo bene. Per Salonia la maturità passa attraverso l’allargamento delle esperienze: la sessualità si esalta se collocata su uno sfondo di piaceri molteplici che la rendano più piena e completa.
Sempre a proposito dell’analisi dei mutamenti storici e sociali, un altro cambiamento segnalato nel seminario è quello del ruolo paterno, della presenza fisica del corpo dei padri, che sta diventando una realtà diffusa ed è un fenomeno del quale non si conosce ancora l’effetto sulle giovani generazioni: il padre, infatti, è una figura diversa da quella del passato, oggi è più vicino alla cura dei figli, anche con la vicinanza fisica e affettiva nella quotidianità.
Altro concetto molto interessante quello di maschile e femminile all’interno della coppia genitoriale: padre e madre, sono sempre presenti l’uno nel corpo dell’altro, e questa “incorporazione” è il vero regolatore della relazione con i figli. Più che un ruolo normativo paterno, la presenza del padre incorporata dalla madre e viceversa, forniscono l’autorevolezza necessaria a far rispettare le regole. Una buona intesa e alleanza genitoriale, consentono di far percepire i genitori come un’entità unica, connessa al suo interno. I figli sentono che se sono con un solo genitore, in lui/lei c’è anche l’altro. Questo modello è inoltre, per estensione, applicabile ad un concetto di co-terapia e supervisione, che Salonia definisce ”post moderna”.
Tornando alla relazione con i genitori, la sessualità si costruisce da prima della nascita, col modellamento in utero del nostro corpo, da parte delle emozioni trasmesse dal corpo di nostra madre, modellate dall’ambiente nel quale lei stessa vive, come fonte di sostegno più o meno sicuro. L’atteggiamento verso il corpo e la sessualità continua a costruirsi nei primi mesi di vita, sempre nel rapporto con la madre e le figure di accudimento. Con l’allattamento, il corpo materno crea, insieme a quello del bambino, una danza, uno schema di relazione corporea a due, legato al ricevere, al lasciarsi andare in un abbraccio sentito sicuro. Questo schema non riguarda solo l’incontro con il corpo materno, include anche quello paterno e permane durante le diverse fasi di vita, influenzando le successive relazioni e il modo di vivere la sessualità. Questa fase imprime nel bambino la capacità o meno di ricevere nella fiducia. Non è solo il cibo che passa, ma la sicurezza di essere accolti e amati per ciò che si è.
Ecco perché è la vita, la prima forma di cura a ciò che non funziona. Essa, attraverso i tanti incontri e relazioni affettive successive, ci consente di cucire i buchi, riparare gli strappi, passare da un sistema – caratterizzato da dipendenza e bisogno – ad uno sempre più autonomo e maturo, basato sul desiderio dell’altro nella differenza, amato per come è e non per come vogliamo che sia, perché risponda alle nostre esigenze e bisogni (“Amore, quante strade per giungere a un bacio..”).
In questo senso la coppia è un campo di crescita straordinario, dove si impara quanto non è nella nostra natura, maschile o femminile, dalla natura dell’altro. Il corpo è sperimentato, nella nostra crescita, come fonte di scoperta di tante parti che verranno man mano integrate. L’esperienza positiva della stimolazione di una parte del corpo dopo l’altra (bocca, ano, genitali) attraverso il piacere, è la strada che ci porta a capire chi siamo e chi vogliamo essere. Una società che limita il contatto corporeo perché piena di tabù, interrompe il processo che passa attraverso il piacere, bloccando il successivo sviluppo sessuale. Perché piacere e sessualità genitale non vanno confusi. I piaceri sono tantissimi, più ne conosciamo e sperimentiamo, più sarà ricco e pieno l’atto sessuale.
Se diventiamo consapevoli del corpo, attraverso il piacere del corpo stesso e della relazione con gli altri, impariamo:
1) So di avere un corpo (io)
2) che prova piacere relazionale (tu)
3) che sperimenta la fine inevitabile del piacere, come recupero di identità distinte (noi nella differenza).
Per questo è importante differenziarsi dalle figure di accudimento, assimilare la separazione e coltivare il desiderio dell’altro, sperimentato non più come una nostra protesi. È quindi di importanza fondamentale realizzare i giusti passaggi e guidare la separazione tra la madre ed il bambino. Gratificazione e frustrazione devono essere entrambe bilanciate per fornire una buona crescita. Quando il piacere non finisce, non si gode. Un vero piacere lascia un’onda lunga, come un buon vino rispetto ad uno invece scadente.
Durante la crescita di un individuo i cambiamenti sono sempre legati all’intercorporietà, agli schemi relazionali, alla danza che si è creata nell’immaginarsi in relazione con l’altro, non al singolo corpo. In questa danza, ciò che non si completa, si perpetua. Quanto agognato e non raggiunto si ripresenta sempre. La pienezza raggiunta sperimentando l’altro, consente l’esperienza di lasciarci andare a corpo morto, nella fiducia totale verso la vita. Salonia riprende il concetto freudiano di libido, evidenziando il ruolo del piacere, che rende il corpo consapevole. Il concetto che fa da filo conduttore nello svolgersi della maturazione sessuale è quindi quello della diversità tra bisogno e desiderio. Dal bisogno appagato ci si può muovere in direzione di un desiderio. Imparare la contrattazione nelle relazioni, introdurre la parola che tocca il corpo, è segno di desiderio e non di bisogno. Serve aumentare lo sfondo del piacere che possiamo trovare in tanti aspetti della vita. Chi non ha nessun altro piacere, non può avere una buona sessualità. Il contatto pieno è possibile nella misura in cui ci sia un corpo abitato, presente. per Salonia: “Il desiderio dice, se non ho il tuo corpo mi dispiace. Il bisogno dice, se non ho il tuo corpo sono distrutto. Il desiderio ha la pausa, la contrattazione, tutti segni di un’integrità raggiunta. Il bisogno è connesso con l’ansia”.
È quindi fondamentale conoscersi nella differenza. Il corpo farà bene l’amore quando apprenderà dal ritmo dell’altro. Ecco che emerge l’importanza in questo del parlare, del creare un’intimità non solo corporea, un’esperienza che porta a ritrovare la persona dove “l’hai lasciata,” con tutto il calore che emana, come temperatura relazionale raggiunta. In molte situazioni questo è faticoso, si alternano calore e docce fredde, in una girandola di estremi che non solidifica la sicurezza.
Nel seminario sono poi stati trattati altri temi molto densi e pregnanti. In questo scritto mi fermo qui. Ho focalizzato questi primi elementi come base, quasi una “matematica degli abbracci”. Seguendo questa metafora, nella vita come nei lavori con i clienti, ho incontrato tante “equazioni corporee incomplete”. Individuare i buchi nella danza a due delle prime esperienze corporee e nella delicatezza e diversità di ogni vissuto, fa riemergere figure di base da cui ripartire, qui e ora, per intraprendere percorsi verso la massima pienezza possibile, nell’incontrare gli altri e la propria vita.










