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Master in Gestalt delle organizzazioni

Master in Gestalt delle organizzazioni

Ecco alcune testimonianze dei partecipanti al Programma in Gestalt delle Organizzazioni 2014-2015. Il corso svolto sotto la supervisione di Frans Melmeuseer ha coinvolto alcuni tra i formatori più interessanti della gestalt europea: Talia Bar-Yoseph Levine (University of Jerusalem), Marie-Anne Chidiac (Esher, United-Kingdom) e Sally Denham-Vaughan (Worcester, United Kingdom).  I 15 partecipanti provenivano da sei diversi paesi europei e hanno reso il processo di gruppo e lo scambio verametne ricco.  

 

Gerrie Hughes, Inghilterra  

Una parte importante nella scelta di iscrivermi a questo corso l’ha avuta il pensiero di venire a Torino sei volte in poco più di un anno.   Conoscevo alcuni dei facilitatori ed ho sentito di poter prendermi il rischio di fare dei trasferimenti bancari internazionali, di comunicare in una lingua straniera ed avere l’opportunità di lavorare con i trainers in questo contesto. Sono rimasta sorpresa scoprendo che ero l’unica Inglese iscritta al corso e mi sono chiesta come sarebbe stato. In realtà poi è andato tutto bene e tutti i partecipanti mi hanno accolto benissimo. Dal nostro primo weekend ho sentito una connessione calda con il gruppo, ovviamente più forte con alcune persone piuttosto che altre. La lingua è stata un fattore importante.  Io non parlavo molto italiano e mi sono affidata all’uso dell’Inglese. Durante il lavoro di gruppo c’è una traduzione Italiano-Inglese in modo da comprenderci l’un l’altro.  La presenza  di una traduzione ha l’effetto di rallentare la comunicazione, la qual cosa è interessante. La lingua è un fattore determinante anche nella scelta delle persone con le quali creare sottogruppi di lavoro. Se la presenza di una traduzione può rendere la comunicazione difficile, porta anche ricchezza. Fin dai primi incontri la mia sensazione è state che le persone del gruppo fossero influenti nei loro rispettivi settori di lavoro. Ogni individuo ha la propria esperienza e specializzazione che condivide generosamente con tutti.

I facilitatori portano un approccio alla Gestalt delle Organizzazioni che io considero essere tra le più avanzate e sperimentali; mi sento fortuntata nell’appartenere a questo area innovativa. E’ evidente che i trainers si prendono del  tempo insieme per pianificare il corso e gestire il gruppo. Sono grata alla Scuola di Torino che ha avuto la visione e l’entusiasmo per mettere insieme un programma come questo.Siamo circa a metà del corso ora. Sto conoscendo Torino o quantomeno mi ritrovo nel centro della città. Il mio italiano migliora lentamente anche se mi sento frustrata dal fatto che non parlo bene quanto desidero. La comprensione che ho della Gestalt nelle Organizzazioni è ora più ampia e profonda, la mia pratica ne risulta arricchita. Soprattutto ho fatto amicizia con persone di tutta Europa, cosa che apprezzo moltissimo.

 

Marco Begani, Italia

Il rapporto con le organizzazioni fa parte del DNA della Gestalt. Considerando che la Gestalt si occupa dei fenomeni che appartengono al campo organismo/ambiente, risulta chiaro che l’ambito organizzativo è per sua natura un ricco territorio di indagine per la Gestalt, indagato fin dagli anni cinquanta. Questo filone oggi continua a crescere, soprattutto nel mondo anglosassone, nel rapporto con le organizzazioni intese come strutture lavorative o sociali di vario tipo: aziende private o pubbliche, cooperative, società, dipartimenti, team, scuole, enti, strutture che hanno la necessità di raggiungere obiettivi, di fare utili, di assicurare un corretto flusso di informazioni, di preservare un ambiente sicuro, di promuovere la propria immagine o altri bisogni ancora, che insomma si evolvono nel mondo, ben oltre i confini nazionali, influenzando continuamente la vita degli individui che vi lavorano ed essendone continuamente influenzate. In Italia, questo rapporto tra Gestalt e organizzazioni è relativamente poco sviluppato. Nel 2014, la Scuola Gestalt di Torino ha proposto la prima edizione del Corsi Internazionale di Gestalt nelle Organizzazioni, i cui elementi di valore della proposta mi sono sembrati essenzialmente tre.

Innanzitutto l’approccio: per la ricchezza che ho sperimentato nel mio percorso personale, di formazione e professionale, per la natura esperienziale del lavoro, per l’attenzione ai processi, per l’elasticità, credo che un professionista della Gestalt possa fare molto per le organizzazioni.

Poi, l’ambito. Per circa dieci anni ho lavorato in varie funzioni per organizzazioni diverse per dimensione, per settore, per cultura, e tutte mi sono parse estremamente interessanti soprattutto per gli aspetti di relazione tra le persone. Oltre ai sistemi, ai processi, ai metodi, agli strumenti, proprio il modo in cui le relazioni vengono vissute dalle persone ha sempre avuto un riflesso significativo non solo sulla soddisfazione e sul benessere degli individui a vari livelli nell’organizzazione, ma, naturalmente, anche sui ricavi, sugli investimenti, sull’innovazione, sulla creatività, sull’aggressività dell’organizzazione nel proprio mercato, sulla sopravvivenza stessa della struttura. Eppure, di rado le organizzazioni hanno o colgono l’opportunità di promuovere lavori  di consapevolezza su ciò che accade tra le proprie persone.

Infine, la dimensione internazionale. Confrontarsi e dialogare con colleghi e docenti di altre realtà e culture sul terreno (per sua storia) internazionale della Gestalt è un fatto vitale, senz’altro per il mio percorso, e credo anche per una scuola di formazione come la SGT. Cosa c’è di buono per me là fuori? Come faccio a parlare con altri diversi da me? Che cosa accade in me quando lo faccio? Sono domande che molte organizzazioni si pongono guardando al mondo, e così anche i partecipanti del corso. Muoversi in un ambito internazionale è senz’altro costoso, eccitante, e oggi anche inevitabile.

Dal corso finora sono emerse considerazioni che mi sembrano utili: da una parte a differenziare l’ambito organizzativo rispetto a quello del Counseling individuale o di gruppo, ad esempio per alcuni aspetti specifici del contratto o del mandato che si definiscono con un’organizzazione, o ancora per l’importanza degli obiettivi, e dall’altra parte emergono invece considerazioni utili ad accomunare questi diversi ambiti: ad esempio l’attenzione al processo o l’importanza dell’intuizione e la curiosità di sperimentare. Molte  considerazioni rimangono da fare, ad esempio circa gli aspetti interculturali del lavoro con le organizzazioni. E rimane soprattutto da portare quanto si impara nella realtà del mondo delle organizzazioni e mettersi in gioco.

 

Sanja Bratina, Serbia

Il mio primo contatto consapevole con il mondo delle organizzazioni fu nel 2009 quando fui coinvolta nel lancio di una scuola di management. 

In quel contesto ero insegnante ed ero a disposizione come psicologa e psicoterapeuta per gli studenti. In quel momento avevo il mio studio di psicologia e stavo diventando trainer in gestalt. Ho lavorato nel settore pubblico e nelle organizzazioni non governative serbe con target group molto diversi: giornalisti, politici, studenti, dipendenti di organizzazioni statali).

Ho contribuito alla costituzione di istituti gestalt dopo la guerra, per sostenere il processo di riconciliazione e pace. Non avevo un’idea chiara di cosa dovesse fare un consulente organizzativo e non potevo facilmente integrare le mie esperienze precedenti; mi mancava struttura e supporto per diventare la persona che desideravo diventare in questo settore.

Nel frattempo il mio interesse per le organizzazioni cresceva.Al congresso EAGT di Cracovia ho scoperto che esisteva un programma in Gestalt nelle Organizzazioni, qui a Torino.Questo mi è sembrato da subito un modo eccellente per acquisire le conoscenza che sentivo mancare. Quattro professionisti Serbi hanno deciso di iscriversi al programma. Il nostro apporto penso sia stato apprezzato. Ci siamo innamorate della città, delle persone e del programma. Abbiamo imparato dall’esperienza dei formatori e dalle varie energie che si creavano tra noi nel gruppo di formazione.Anche l’esperienza degli altri partecipanti, provenienti da tutta Europa, ha dato a noi l’opportunità di ampliare la nostra consapevolezza dei diversi contesti organizzativi in cui i colleghi sono coinvolti. Sono molto contenta di aver fatto il corso e lo consiglierei a chiunque voglia approfondire le organizzazioni da una prospettiva gestaltica.

Michal Lewandowsky, Polonia

– In che modo sei coinvolto nella consulenza organizzativa?

Da circa 10 anni lavoro come formatore, coach e consulente aziendale. Per parecchi anni ho applicato la gestalt therapy alla mia pratica di consulenza. Mi sono diplomato alla scuola per terapeuti e formatori di Cracovia. Al momento la gestalt è il mio approccio di riferimento.

– Cosa ti ha convinto ad iscriverti al corso?

Al momento il mercato della formazione non offre moltissime opportunità per sviluppare una pratica di lavoro con le organizzazioni di orientamento gestaltico. La proposta della scuola di Torino è una delle prime opportunità di questo tipo presenti in Europa. Mi ha convinto anche il livello di esperienza dei formatori coinvolti nel programma internazionale.

– Come è andata?

La partecipazione in questo corso è stata un’ottima scelta per me. Ho apprezzato moltissimo la natura esperienziale del corso e il supporto offerto dalla teoria gestaltica applicata al lavoro con le organizzazioni. Mi sono sentito ispirato da tutti i formatori, ognuno mi ha lasciato qualcosa a cui do valore. Mi è dispiaciuto non poter fare le esercitazioni con dei colleghi stranieri, la lingua e la logistica sono stati due problemi che non ho saputo aggirare. Considero questo corso come un investimento positivo di energia. La partecipazione ha arricchito la mia pratica e mi ha Confermato di aver scelto una direzione per me buona all’interno dell’approccio gestaltico.

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