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Uno spazio fuori dal centro

Uno spazio fuori dal centro
Gruppi terapeutici rivolti ai bambini all’interno di un centro multidisciplinare
Elena Palladino e Monica Prato

Il lavoro con i bambini all’interno di un Centro che da anni rivolge le sue attività ad adulti e minori. La costruzione di uno spazio di gioco, in cui i più piccoli possono incontrarsi e confrontarsi attraverso percorsi terapeutici individuali e di gruppo. L’esperienza di due terapeute della Gestalt che – partendo dalla loro formazione – stanno cercando nel tempo di strutturare un modello di intervento rivolto ai minori e alle loro famiglie. 


 

Il Centro Elman nasce a Volpiano (un paese nella cintura di Torino) nel 2002 con l’idea di creare uno spazio in cui poter lavorare con i bambini, con i gruppi e con gli adulti.

Il lavoro nelle scuole e con i bambini ci accompagnava già da diversi anni, come educatrici e animatrici prima che come psicologhe. Nasceva quindi da una passione antica la volontà di dedicare il nostro lavoro ai più piccoli.

Come psicoterapeute in costruzione, stavamo praticando il gruppo nel nostro percorso formativo, per cui l’idea di declinare questa esperienza alla terapia con i bambini è nata spontaneamente, data la scuola che stavamo facendo e l’esperienza potente che stavamo vivendo direttamente sulla nostra pelle. Affiancare gli incontri individuali alla condivisione e al lavoro di gruppo, ha sempre fatto parte della nostra formazione, non sarebbe stato possibile immaginare altro probabilmente, inoltre la Gestalt, così come la stavamo conoscendo, vivendo e studiando, ci sembrava perfetta e applicabile anche al mondo dell’infanzia.

L’incontro con il libro Il gioco che guarisce[1] della Oaklander  – gestaltista californiana che lavora con i bambini – è stato fatale per la strutturazione della nostra attività gruppale;  ispirate dal suo lavoro descritto con così tanta passione, abbiamo deciso di prenderlo a modello e iniziare così la sperimentazione dei gruppi all’interno del Centro Elman.

Molte osservazioni riprese da quel testo ci hanno sostenuto in questo percorso. Prima fra tutte la consapevolezza che i bambini trascorrono molto più tempo in gruppo rispetto a quanto ne passiamo noi adulti, sono quindi più abituati all’incontro con l’altro, nel gioco, a scuola durante le attività ricreative extrascolastiche. Inoltre, ci eravamo rese conto che durante le sedute individuali molti bambini definiti aggressivi, iperattivi o con difficoltà a inserirsi nel gruppo-classe, utilizzavano, nel corso della sessione individuale, modalità relazionali diverse e lontane da quelle evidenziate da genitori e insegnanti.

Il rapporto uno a uno, per giunta asimmetrico, toglieva al bambino molta della sua spontaneità, spingendolo ad essere trattenuto e inibito in quegli aspetti irruenti e impetuosi così tanto sottolineati dagli adulti e a causa dei quali si era, peraltro, ritrovato dallo psicologo.

Abbiamo deciso pertanto di creare un contesto in cui ogni bambino potesse esprimere  – liberamente e spontaneamente – ciò che è insieme agli altri all’interno di un clima accogliente e non giudicante. Il focus del nostro lavoro quindi è diventato il gruppo, uno spazio dove i bambini possono permettersi di essere se stessi, contattando la propria creatività  e sperimentando strategie relazionali diverse da quelle abitualmente utilizzate.

La prima cosa che ci è parsa subito molto chiara, al momento della scelta del posto fisico in cui aprire il Centro, è che non è possibile lavorare con tanti bambini (o con gruppi di adulti) se si è preoccupati del rumore che viene prodotto durante le attività.

La libertà di poter correre e urlare è basilare per la terapia, ma soprattutto per un bambino, così come è fondamentale per un terapeuta lavorare in un ambiente in cui si sente a suo agio e in cui non ci sono vicini che possono potenzialmente lamentarsi per il baccano. Accogliere un bambino in uno spazio a sua misura e in un ambiente adatto alla sua potenziale espressione, da solo e in gruppo, è stato il punto di forza del nostro lavoro. Questo ci ha permesso di sperimentare attività diverse usando materiali come l’acqua, la creta, la pasta di sale, la colla , la sabbia che sono diventati centrali nel nostro modo di fare terapia.

Nel corso degli anni è andato strutturandosi e rafforzandosi un metodo di lavoro che, lentamente, stiamo cercando di trasformare in pensiero, per poter meglio comprendere il nostro operare e per poter condividere pregi e difetti di un percorso in continua crescita e trasformazione. Importante è diventato lavorare in rete con le scuole del territorio e via via abbiamo sentito la necessità di collaborare con altre figure professionali che rivolgono il loro lavoro ai bambini. Da qui il trasloco nel 2013 per trovare uno spazio più ampio con le medesime caratteristiche, ma che permettesse di integrare altre figure professionali quali la psicomotricista, la logopedista, il musicoterapeuta, l’osteopata con cui confrontarsi e continuamente crescere grazie all’incontro e all’influenza di saperi diversi. Contemporaneamente anche nel lavoro con gli adulti abbiamo sentito la necessità di ampliare le nostre proposte sia terapeutiche che rivolte più in generale al benessere e al bisogno di aggregazione; la chiusura sociale in cui molti adulti vivono è fonte di notevole malessere. Tanto quanto i bambini vivono e crescono in gruppo, gli adulti lo rifuggono, ne sono bloccati e a volte la terapia è limitata senza la possibilità di sperimentarsi all’interno di una situazione gruppale. Pertanto, oltre alla presenza di terapeuti (altre due terapeute oltre a noi), è presente anche una naturopata, uno psichiatra, due arte-terapeute che propongono gruppi rivolti agli adulti e una danzatrice che lavora sul movimento corporeo.

Una nuova sfida quindi iniziata da poco che vede la collaborazione di figure professionali distinte. Un progetto in espansione che tenta di sopperire – almeno in parte – alle mancanze del servizio pubblico affaticato dai tagli economici di questi ultimi anni.

Non è un tentativo di sostituzione di un ente (che eroga servizi gratuiti e quindi comunque consigliato), ma una chiamata alla collaborazione, in un momento di crisi, in cui il fare insieme permette una maggiore risposta a solitudine e alienazione, sentimenti particolarmente vivi in questo momento storico.

 

Bibliografia
  • Violet Oaklander (2009), Il gioco che guarisce. La psicoterapia della Gestalt con bambini e adolescenti, EPC Edizioni Pina, Catania
  • Violet Oaklander (2006), Hidden Treasure: A Map to a Child’s Hidden Self: A Map to the Child’s Inner Self, Karnac Books
  • Henning Kohler (2000), Bambini difficili, paurosi, tristi e irrequieti, Natura e Cultura editrice, Savona
  • Gianfranco Cavalloni (2012), La pedagogia della lumaca, Editrice Missionaria Italiana, Bologna
  • Kate Wilson (2005), Virginian Ryan, Play Therapy, Baillière Tindall

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