Presentazione di Andrea De Lorenzo Poz
“Ci sono troppe persone che pregano affinchè
le montagne di problemi si dissolvano,
ma ciò di cui hanno davvero bisogno è il coraggio di scalarle.”
Raili A. Jeffery
Cristina Giuliani e Stefania Massara – Counselor professioniste formatesi nella Scuola Gestalt di Torino (SGT) – presentano questa tesi, redatta al termine del Master frequentato all’interno del medesimo istituto e denominato “Gestalt nelle Organizzazioni”.
Il lavoro di tesi racconta la loro esperienza di osservazione e supervisione presso una Cooperativa sociale della provincia di Torino alla quale fanno capo una rete di servizi per persone con handicap. La tesi descrive in modo chiaro un efficace lavoro di sostegno alla comunicazione attuato in un’ottica di campo.
Le due professioniste descrivono attentamente il contesto, l’incontro e la conseguente analisi della domanda. Il lavoro fatto con questo gruppo mette in luce la modalità di relazione propria della terapia della Gestalt dove le conduttrici mettono il proprio sentire (ovvero l’uso della propria funzione es) al servizio della crescita di consapevolezza del gruppo e dei suoi individui.
Le richieste del gruppo e, in prima battuta, della coordinatrice/responsabile (colei che ha di fatto convocato l’intervento) vengono ascoltate e accolte mantenendo viva l’attenzione alle intenzionalità sottostanti. L’esplicitazione e il confronto con le due conduttrici consentono infatti l’emergere dei bisogni che il gruppo esprimeva fino a quel momento in modo nebuloso e generalizzanto, rendendone quindi difficile il riconoscimento e la condivisione.
La rinnovata condivisione apre nuove possibilità di scambio e di movimento.
L’articolato percorso di osservazione e supervisione mostra un’implicita ma evidente analisi delle interruzioni di contatto emergenti nell’ascolto e nell’incontro, fatta attraverso l’uso del proprio sentire e delle proprie esplicitazioni/condivisioni. Esso sostiene inoltre il differenziarsi dell’intenzionalità di contatto del gruppo da altre intenzionalità di contatto succedanee [si veda in merito “Aggressività e sessualità” a cura di Mariano Pizzimenti pag. 31] presenti nello stesso; ovvero sostiene il “chiarirsi” della “reale” motivazione al lavoro, tracciando di conseguenza un possibile cammino evolutivo del e per il gruppo.
Di notevole valore a livello espositivo e professionale sono le sincere descrizioni dei vissuti delle conduttrici e la trasparente narrazione del complesso processo ovvero della scelta di quali vissuti esplicitare e quali no.
Questa onesta narrazione racconta bene il difficile lavoro di selezione e scelta che il conduttore di un gruppo fa in relazione alla propria “self disclosure” ossia all’uso sostenente dei propri vissuti nell’ambito della comunicazione, del counseling e della terapia.
Lontano da irrealistiche semplificazioni un tale processo descrive la complessa arte del rimanere in contatto in mezzo alle molteplici spinte e richieste di un gruppo.











