Maurizio Pavarin
Prima di parlare di counseling è necessario porsi una domanda, anzi due: chi è un counselor e perché si sceglie di diventarlo? Un counselor è, innanzitutto, una persona che ha scelto di svolgere un lavoro su di sé per sviluppare le proprie potenzialità. Sia che decida di seguire un percorso del tutto personale di crescita, oppure che voglia impegnarsi per svolgere una professione nell’ambito delle relazioni di aiuto, un counselor è, in primo luogo, un essere umano che vuole incontrarne un altro in un modo speciale. Un counselor non fornisce soluzioni, non toglie la sofferenza, non dà consigli, non giudica, ma facilita e sostiene il cliente ad essere consapevole di cosa sente e delle modalità che normalmente mette in atto: osserva, entra in empatia/simpatia, facilita il processo di consapevolezza, consente di vivere le figure emozionali che sorgono. Crea, o meglio, co-crea uno spazio in cui la persona può permettersi di essere se stessa, senza sentirsi giudicata. Rimane sul qui ed ora, su cosa emerge in quel momento senza cercare il perché, ma volgendo lo sguardo sul come. Nell’ambito di questa relazione, facilita il confronto con ciò che ostacola ed impedisce l’espressione delle proprie emozioni e potenzialità. La relazione di counseling è un gioco di di osservazione, di sguardi, sensazioni intuito, metodo ed esperienza che si acquisisce col tempo attraverso una costante crescita personale. Chi si rivolge per un percorso di counseling non lo fa solamente per un problema personale, di coppia, o perché si trova di fronte a difficili problemi esistenziali, lutti, situazioni conflittuali. Chi sceglie di intraprendere questo tipo di cammino lo può fare semplicemente per acquisire una maggiore conoscenza di sé e per migliorare la propria qualità di vita. Per un counselor riveste molta importanza darsi sostegno. Concretamente, significa continuare a svolgere un lavoro personale, sviluppare la propria originalità, creatività e competenza, frequentare corsi di svariata natura, crearsi una rete di collegamento e appoggio con gruppi ed altri professionisti, quali psichiatri, psicoterapeuti, counselors, etc. Inoltre, è di fondamentale importanza dedicare ampio spazio alla supervisione dei casi, attraverso il confronto con specialisti ed esperti in grado di dare un valido supporto alla sua attività. La supervisione è un sostegno tecnico ed emotivo che si pone l’obiettivo di mettere a fuoco situazioni, confrontarsi, far emergere le difficoltà sorte durante le sedute. La Gestalt utilizza ed integra una serie di giochi, tecniche e procedure espressive che provengono da approcci differenti, alcuni dei quali formano un minimo comun denominatore che si potrebbe definire, in senso lato, gestaltico. Tuttavia, la creatività e l’intuizione sono le chiavi di lettura per comprendere lo sguardo della Gestalt che è, per sua natura, dinamico, situazionale, legato al qui ed ora e non è, in senso stretto, una vera e propria tecnica. Non vi è, quindi, un corpus precostituito di metodi e formule da utilizzare meccanicamente, ma è il counselor che porta la sua ricchezza umana, frutto del proprio sviluppo e percorso personale che lo caratterizza. È proprio la possibilità di costruire percorsi liberi, creativi ed artistici il punto di forza, la peculiarità ed il fascino della Gestalt.










