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Attribuzione e creazione di senso tra individuo e società

Attribuzione e creazione di senso tra individuo e società

La Gestalt Therapy in accordo con molte filosofie contemporanee afferma che gli individui hanno un ruolo attivo nell’attribuzione di senso al proprio ambiente. Essa è anche un approccio terapeutico che supporta la creazione di senso, ovvero l’assorbimento di novità assimilabile a livello della personalità individuale, l’instaurarsi di nuove funzioni adattive che facilitano l’autoregolazione organismica. Per Perls e Goodman l’unica forma di aggregazione sociale che sostiene questa autoregolazione è la comunità. L’identificazione rigida dell’individuo con organizzazioni astratte come lo Stato o con regole tradizionali ostacola infatti il ristabilirsi dell’equilibrio organismico. È la seconda generazione dei gestaltisti che svilupperà concetti utili per l’intervento organizzativo e, più recentemente, teorie sociali di ampio raggio.     

Attribuire e creare senso

Prima di iniziare una discussione relativa al senso – tema filosofico scivoloso  e così astratto che rischia di sommergermi in cacca-di-elefante[1] (Ginger, 2007, p. 127) – vorrei premettere che in gestalt ci occupiamo sia di attribuzione che di creazione di senso. Per attribuzione di senso intendo l’attività che porta gli individui a fornire un significato alle cose che fanno, vedono e sentono (emozionalmente) facendo riferimento a conoscenze apprese ed esperienze fatte nel passato. Attribuire senso significa ricondurre quanto vediamo a criteri, valutazioni e categorie che abbiamo abbiamo raccolto nella nostra esperienza della vita, dai nostri genitori, dagli ambienti aggrediti ed assimilati.

In questa attenzione all’attribuzione di senso la Gestalt Therapy è allineata alle scienze umane e alla filosofia contemporanea. Per esempio Wittgenstein, sulla scorta del lavoro di Austin (1962) e molti altri, si occupò dell’uso che le persone fanno delle parole per dare forma al mondo che vedono e a quello che immaginano. I limiti del mondo personale sono i limiti del linguaggio (Wittgenstein,2009). Husserl si occupò del senso di certezza che ricaviamo nell’attribuire un significato agli oggetti di percezione nella vita quotidiana. Il senso di sicurezza proviene dal riportare un tavolo, una mela, una mano a un’essenza che che già possediamo (Kolakowski, 1975). Merleau-Ponty si occupò di come un soggetto percepente -nella sua concreta, specifica e storica situazione- proietti un senso su oggetti che percepisce, differenziandoli da sé stessi, rendendoli ob-jectum (Merleau-Ponty, 2007, p. 233). L’etnometodologia e la sociologia costruttivista si occupano della complessa negoziazione di significati richiesta dalle più banali e mondane interazioni come rivolgersi un saluto o invitare una persona per un caffè (Schwartz & Jacobs, 1979). Michel Foucault (1997) e Pierre Bourdieu (1993) si occupano dell’attribuzione di senso da parte di individui con certe funzioni sociali, in un certo momento storico, al fine di esercitare influenza su altri.

I pionieri della Gestaltpsychologie tedesca erano interessati all’opera di attribuzione di significato immediato e pre-verbale alle forme nel processo di percezione visiva da parte del soggetto[2]. Koffka e Khöler concentravano il loro lavoro sperimentale sulla descrizione di leggi che ordinano il campo percettivo in cui elementi visivi discreti sono processati dall’individuo come un insieme significativo, la gestalt (Ash, 1995). Durante la percezione il nostro sguardo proietta un senso su insiemi di elementi che verranno successivamente nominati, manipolati e utilizzati per scopi strumentali. Kurt Lewin (1960) più tardi afferma che l’attività di attribuzione di significato è un processo di scambio continuo che coinvolge individuo e ambiente. Il corso d’azione e le parole scelte dal singolo individuo dipendono dall’interazione che lui ha con il suo ambiente prossimo e con la totalità di cui è parte. La psicologia topologica di Kurt Lewin (1965) ci dimostra ad esempio come la motivazione individuale è un vettore che attraversa e struttura l’azione, l’emozione e il pensiero dell’individuo nello specifico campo di cui fa parte. Nella stessa linea di Lewin si muovono K. Goldstein (2010, p .376-8), con l’idea del venire a patti dinamico tra paziente in riabilitazione e il suo campo, Wollants (2012, p. 6), con la definizione di forze referenti all’ambiente e forze referenti all’individuo, P. Philippson (2009) con la sua emergency d’impronta neuroscientifica e J-M. Robine (2006, pp. 166-175) con la sua programmatica riduzione del campo al concetto di situazione.

Il ruolo specifico che la Gestalt Therapy si è data a partire da PHG è stato quello di descrivere il processo di creazione di nuovo senso da parte dell’individuo. E’ una delle funzioni del self[3] quella di trovare e costituire il senso che ci fa crescere.

But the self is precisely the integrator; it is the synthetic unity, as Kant said. It is the artist of life. It is only a small factor in the total organism/environment interaction, but it plays the crucial role of finding and making the meanings that we grow by [4] (PHG, 1994, p. 11).  [grassetto mio].

Come indicato dal sottotitolo di PHG, il nostro orientamento fa coincidere l’accrescimento e la crescita, intese come l’abilità individuale di creare nuovo senso. La crescita avviene attraverso la ristrutturazione -più o meno parziale- delle funzioni svolte dalla personalità ad opera di novità vitale assimilabile proveniente dall’ambiente.

Sempre in PHG leggiamo che la nostra esperienza quotidiana è una costante creazione di figure che emergono dallo sfondo con maggiore o minore vigore e luminosità. Questo processo oltre a indicare eccitazione è attribuzione di senso che riguarda la capacità individuale di distaccare figure delimitate, brillanti e investite di significato dallo sfondo. La generazione di nuovo senso, oltre che alla formazione di figure mobili ed energizzata richiede una ristrutturazione di parti più o memo consistenti di funzioni svolte dalla personalità. Questo avviene attraverso successivi episodi di contatto, ovvero attraverso la messa in figura di porzioni dello sfondo, eccitate dalla funzione es, portate all’attenzione della funzione io e, più o meno gradualmente, integrati dalla funzione personalità (Schoenberg & Feder, 2005)[5]. Tale integrazione è di pe sé creativa, la novità assimilata infatti rende i comportamenti abituali della persona maggiormente flessibili, più agevolmente eccitabili dalla novità.

Detto in parole più vicine a PHG questo testo si occupa del processo, interpersonale e interattivo, di generazione di funzioni individuali che eccedono la capacità di risposta della funzione personalità di un individuo ad una situazione problematica. La situazione problematica riguarda il soddisfacimento di un bisogno; ciò che viene in effetti generato a livello di funzione personalità è una nuova funzione che dà luogo ad un comportamento che soddisfa il bisogno o la scoperta di un significato, che dà senso alla ricerca di soddisfacimenti difficilmente ottenibili (Winter, 1967).

L’instaurazione di una nuova funzione e la sua integrazione riorganizza in tutto o in parte il modo in cui una persona affronta il medesimo problema, problemi simili e numerosi altri problemi. In particolare la medesima situazione non richiederà mai più lo sforzo creativo della crescita e i comportamenti coinvolti per ottenere soddisfazione resteranno al di sotto del livello di consapevolezza (PHG, p. 208 eng, p. 234 ita) [6]. Una nuova funzione aggiunge alla personalità di un individuo un range di possibili risposte automatiche in cui è richiesta scarsa o nulla presenza di funzione io o funzione es. In questo modo la novità viene riassorbita nella routine e l’individuo è pronto ad incontrare nuove opportunità di crescita.

Senso e società per Perls e Goodman

Per Perls e Goodman è proprio questa crescita che manca negli individui che vivono nelle società moderne, urbane e tecnologiche: noi vivremmo in un stato generalizzato di low-grade emergency.

For let us consider still another possibility at the contact?boundary. Conceive that instead of either the reestablishment of equilibrium or blotting?out and hallucination in a temporary emergency excess of danger and frustration, there exists a chronic low?tension disequilibrium, a continual irk of danger and frustration, interspersed with occasional acute crises, and never fully relaxed.

Le persone della nostra civiltà urbanizzata invece di rispondere creativamente all’emergenza di eventi eccitanti, prendendo contatto con essi, auto-limitano la loro aggressività. Noi non dirigiamo più la vitalità verso la crescita ma la dissipiamo in vissuti ripetitivi e frustranti. La mancanza di senso attuale proverrebbe “dall’eccesso di vita attraverso i nervi” e da una diminuita sensibilità alla corporeità che ci offrirebbe invece direzione verso l’azione, la soddisfazione o quantomeno verso il senso (vedi sopra). Al posto di un’eccitante progressione attraverso figure che emergono e si reimmergono energicamente ed armoniosamente ampliando di volta in volta la nostra capacità di crescere e avere una vita sensata e soddisfacente abbiamo oggi un ansioso restringersi della vitalità entro le forme stabili della funzione personalità. Si tratta della vittoria del passato sul futuro, dell’attribuzione sulla creazione di senso, della funzione personalità sulle funzioni io ed es.

Perls e Goodman sono accomunati dalla sfiducia nello sviluppo tecnologico e nella proliferazione dei sistemi burocratici che avrebbero allontanato le persone dall’esperienza immediata e sensuale del loro mondo della vita quotidiana. Il dissenso perlsiano nei confronti dell’astrazione, del mindfucking, il ritorno ai propri sensi ricalca molti dei temi presenti nel dibattito della sinistra post-freudiana e della Scuola di Francoforte: l’umanità avrebbe ristretto il proprio campo di azione all’adeguamento mentale dei mezzi ai fini, sottraendosi alla carica eccitante dell’incontro con l’ambiente, l’emozione e la novità (Alyward, p. 109).  La famosa espressione di Perls per la quale la GT trasforma gli uomini di carta in uomini di carne ricorda l’uomo ad una dimensione di Marcuse (Perls, 1967).

Per Goodman, libertario e anarchico, la via di guarigione è il ristabilirsi dell’autoregolazione-organica, la restituzione all’individuo della capacità di contattare pienamente l’ambiente, sentirsene corporalmente parte, agire eroticamente e poeticamente in esso. Nato nell’alveo della tradizione letteraria e politica di Emerson e Thoreau, Goodman è fortemente critico dei grandi aggregati burocratici come lo Stato. A questo principio astratto di organizzazione oppone la vitalità della comunità di individui auto-organizzati che vivono in stretto contatto con la natura. I progetti utopici di pedonalizzazione di Manhattan e la ristrutturazione in chiave locale del sistema educativo americano rappresentano chiaramente questi valori (Stoher, 1994).

Per i fondatori della GT la creazione di nuovo senso avviene solo da parte dell’individuo e nella prossimità di un altro essere vivente. Nel qui-e-ora della coppia terapeutica, tra amanti o al limite nell’intimità di un piccolo gruppo può crearsi il livello di sostegno sufficiente perché una persona si prenda il rischio di lasciare un comportamento “vecchio” per gradualmente assumerne uno nuovo. Solo in questi contesti potenzialmente fusionali e allo stesso tempo differenzianti, dove il senso delle parole e delle azioni è denso di emozione e di qui-e-ora un nuovo senso può emergere.  L’organizzazione e la burocrazia offrono all’organismo una dose di passato, l’irrigidimento dello sfondo, l’identificazione del self con il ruolo sociale e l’indebolimento della funzione io. L’identificazione con un’organizzazione permette alle persone di essere funzionali al sistema in cui vivono ma in nessun modo di esprimere il loro potenziale (Perls, L., 2012, pos. 973).

Senso e società dopo PHG

Perls e Goodman desiderano sostituire l’interazione burocratica e astratta tra le persone con quella qui-e-ora, incarnata, locale e autentica[7]. Per un simile motivo -diversamente da altri autori come Foulkes o Reich- i fondatori della GT non svilupparono direttamente una teoria dell’intervento psicoterapeutico in ambito organizzativo o un’analisi dei “corpi intermedi” tra individuale e sociale (famiglia, comunità, organizzazioni, classi, ceti, movimenti, partiti, etc.). La GT delle origini restò fedele all’assunto che l’oggetto della psicologia riguarda strettamente l’interazione di organismi al confine di contatto e non lo studio delle abitudini sociali o delle ripetizioni biologiche che ne costituiscono lo sfondo (PHG, pp. 38-39, ediz. ita). Come detto sopra la comunità è per Perls e Goodman l’unica forma di associazione tra individui che ne può supportare la crescita.

É la generazione successiva a quella di Perls e Goodman che si interroga sulla necessità di creare teorie sociali di ispirazione non necessariamente comunitaria e/o anarchica. Integrando gradualmente elementi di teoria dei sistemi la Scuola di Cleveland si specializza nella consulenza organizzativa, spesso sottolineando che lo scopo del cambiamento organizzativo è rendere l’individuo maggiormente libero dalle strutture burocratiche in cui è inserito (Herman and Korenich, 1987). La riflessione sull’applicazione della GT in ambiti istituzionali sanitari, clinici e educativi inizia alla fine degli anni sessanta (Fagan & Shepherd, 1970) e si consolida per tutti gli anni settanta (Feder & Ronall, 1980).

È più recente l’interesse per l’articolazione delle dinamiche individuali di creazione di senso e l’ambiente sociale e culturale in cui le persone si trovano a vivere. Il lavoro che Wheeler porta avanti da una ventina d’anni si concentra sulla struttura dello sfondo culturale in cui ci troviamo a vivere (Wheeler, 1991). Anche se i testi di Wheeler sono stati oggetto di forti critiche (Yontef, 1992), hanno il pregio di riportare l’attenzione sulla relazione dell’individuo-organismo con lo sfondo indiscusso di pratiche culturali che caratterizzano l’orizzonte dell’attribuzione di senso. Le affermazioni relative alla società liquida e alla necessità di consolidare lo sfondo di Francesetti (2015) e Spagnuolo-Lobb (2014)[8] nascono probabilmente da riflessioni simili.  In linea con il loro lavoro e la pratica di gruppo di Sean Gaffney[9] (2016) attenta alle specifiche dinamiche di confine che emergono in contesti di lavoro terapeutico e organizzativo internazionale. J-M. Robine[10] (2015) inaugura una riflessione sull’interazione individuo-società che indica nella potenza del rito sociale l’agevole emersione di una figura dallo sfondo personale e gruppale. Questa operazione teorica congiunge la sociologia delle emozioni di Randall Collins, di impronta durkheimiana, con la descrizione della dinamica figura-sfondo di PHG.

Conclusioni

La GT dal PHG in poi ha focalizzato il suo interesse nella co-creazione tra terapeuta e paziente di figure energizzate e vitali che si staccano dallo sfondo generando nuovo senso. La figura emergente oltre a rinforzare la funzione io, sostiene la creazione di nuove funzioni che, una volta assimilate, rendono lo sfondo più mobile ed adattivo.

Per i fondatori della GT il processo di emersione della figura e la successiva aumentata adattabilità della funzione personalità é aiutato dalla collaborazione dell’individuo all’interno di gruppi di aspirazione comunitaria piuttosto che dall’adesioni a principi astratti e ruoli istituzionali. La partecipazione a una comunità accomoda l’aggressività individuale, e previene che il singolo restringa la sua risposta all’ambiente agendo modelli sociali dominanti introiettati. La GT delle generazioni successive ha gradualmente preso le distanze dalla dicotomia Stato-comunità; la diffusione della GT ha generato interventi all’interno del contesto sanitario/educativo e delle aziende medio/grandi americane. Tali interventi sono fioriti all’interno di organizzazioni non  comunitarie, sovente di diritto privato sovvenzionate da corporation o dallo Stato nelle sue declinazioni regionali e locali.

Affermazioni più recenti relative all’incremento di patologia individuale collegato all’aumento di instabilità e “liquidità” sociale, politica ed ecologica (Francesetti e Spagnuolo Lobb), sono temperate dall’approccio sociologico recentemente introdotto da J-M Robine che attribuisce la generalizzata presenza di low-grade emergency alla forza relativa di ritualità sociali. Altre possibili aree teoriche interessanti che potrebbero aiutare la comprensione dell’interazione individuo-società sono quelle dell’approccio discorsivo foucaltiano e quello più direttamente influenzato dalla teoria del campo di Bourdieu. In questa direzione porterò la mia futura ricerca.

Bibliografia

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  • Fagan, Joen, Irma Lee Shepherd, Gestalt Therapy Now: Theory, Techniques, Applications, Gouldsboro: Gestalt Journal Press, 1970
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  • Yontef, Gary, Considering Gestalt reconsidered: a review in depth, The Gestalt Journal, Spring issue 1992 http://www.gestalt.org/gary.htm

Note

[1] Vedi S. Ginger (2007), produrre elephant shit per Perls significa l’uso di discorsi scientifici, filosofici etc. in contesti quotidiani.

[2] Kant e i kantiani chiamavano questo processo appercezione.

[3] Occorrerebbe dire selfing invece di self per rispettarne la natura di processo dinamico. Lynne Jacobs tratta chiaramente questo punto in Robine, J-M., self, p. 251 e segg.

[4] Nella traduzione italiana si parla di maturazione perdendo completamente il concetto di crescita (growth) “In realtà?, il se? e? l’elemento integratore; esso consiste, come disse Kant, nell’unita? sintetica. Il se? e? artefice della vita. Esso non costituisce che un piccolo fattore nel complesso dell’interazione organismo/ambiente; ricopre tuttavia il ruolo importante di scoprire e creare i significati attraverso i quali ci e? possibile maturare” (PHG, 1997, p. 46)

[5] A tale proposito è chiarificante il concetto di sticking proposto da Paul Schoenberg a Bud Feder in Woldt, A.L. & Thoman, S.M. (Ed.), Gestalt therapy, 2005, p. 231. L’assimilazione è un processo di progressivo strutturarsi di nuove funzioni nella funzione personalità, che ha bisogno di maggiore o minore tempo per stabilizzarsi (to stick).

[6] “La linea di demarcazione del contatto si trova ora al di fuori dall’apprendimento assimilato, dell’abitudine, della risposta condizionata etc… per esempio quel che è simile a quanto si è imparato non ci tocca, non solleva nessun problema” (PHG, p. 234).

[7] A dimostrazione di questa tesi Perls non fece mai domanda di riconoscimento della propria laurea tedesca negli U.S.A. e non prestò opera all’interno di istituzioni sanitarie (anche se influenzò numerosi terapeuti che partecipavano alle celebri dimostrazioni di gestalt). Goodman non fu inserito nella neonata lista degli psicologi di New York e continuò ad operare come poeta, saggista e attivista.

[8] Vedi Spagnuolo-Lobb, M., I principi di base e lo sviluppo della psicoterapia della Gestalt nella societa? contemporanea in Francesetti G., Gecele M., Roubal J., Eds. Psicoterapia della Gestalt nella pratica clinica: dalla psicopatologia all’estetica del contatto (2014)

[9] Gaffney, S., The art and craft of the field attuner, in Francis, T., Parlett, M., Contact and context, (2016).

[10] Robine, J-M., The man of the situation in Social change begins with two, Siracusa, Istituto Gestalt HCC, 2015.

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