728 x 90

Aggressività sessuale

Aggressività sessuale
Quando aggressività ed eros sono carenti nella relazione abbiamo disadattamenti nel contatto. Pizzimenti introduce il concetto di aggressività sessuale

In questo articolo esploriamo i temi dell’aggressività e dell’eros: quando sono presenti entrambe la relazione  ha eccitazione, creatività e crescita. Per Freud tra di esse c’è un rapporto di antitesi (eros/thanatos), Perls ne parlava in termini di polarità (fame/sessualità). Pizzimenti, introducendo il concetto di aggressività sessuale, riprendendo il pensiero di Isha Boomberg, ne parla in termini di figura/sfondo. Quando l’aggressività o l’eros della relazione è carente abbiamo disadattamenti nel processo di contatto.

Bernadette Lafont dans "Le beau Serge" de Claude Chabrol, 1958. (Bernadette Lafont fu un'attrice simbolo della Nouvelle Vague. Destinata a fare la ballerina, Lafont entrò a far parte del corpo di ballo dell'opera di Nîmes, dove fece la conoscenza di Gérard Blain, suo futuro marito. A Parigi, incontrò François Truffaut, che le offrì il suo primo ruolo cinematografico nel cortometraggio L'età difficile, girato nel 1957. Fu l'eroina di Mica scema la ragazza! di François Truffaut, recitò in alcuni film di Claude Chabrol, come Le beau Serge di Claude Chabrol, e infine interpretò il ruolo di Maria in La maman et la putain di Jean Eustache, da molti considerato come l'ultimo frutto importante della Nouvelle Vague).

In questo lavoro svilupperò due temi importanti che attraversano e caratterizzano in modo diverso ciascuna seduta -aggressività e sessualità- riprendendo un filone di studio sviluppato negli ultimi anni da Mariano Pizzimenti in un libro di prossima pubblicazione che ha come oggetto l’”aggressività sessuale”.

Ringrazio dunque Mariano per avere concesso questa anticipazione.

Nel 1942, anno in cui scrisse l’Io, la fame e l’aggressività, Perls gettò le basi della Terapia della Gestalt allontanandosi dal modello psicoanalitico. Sviluppò il concetto di aggressività dentale e criticò il primato della libido di Freud, affermando che prima del sesso, gli organismi viventi sono guidati dalla fame. Il tema dell’aggressività venne affermato con forza. Da quel momento ebbe però inizio un fenomeno curioso, il fatto che Perls avesse spodestato la libido dal trono di forza primaria degli esseri umani, ha fatto sì che, progressivamente, i gestaltisti si siano sempre meno interessati alla sessualità, come se essere messa al secondo posto, tra gli istinti fondamentali, fosse equivalso a spostarla agli ultimi.

Eppure Perls ha chiaramente parlato di aggressività e sessualità come delle due forze fondamentali che equilibrano la vita sul pianeta.

Il rapporto tra aggressività e sessualità è un tema controverso nella storia della psicoanalisi e della psicoterapia.

Per Freud tra di loro c’è un rapporto di antitesi. Nella prima fase del suo pensiero (1894-1911), in particolare, ipotizza un dualismo fra pulsione di autoconservazione (o dell’io) e pulsione della specie (sessuale): in questa posizione l’io ha ben poco potere rispetto alla forza travolgente dell’es. La pulsione sessuale viene pensata inizialmente come sottoposta al principio del piacere e quindi sempre pronta a minacciare l’equilibrio psichico1. Negli anni successivi la pulsione sessuale acquista una connotazione diversa che verrà poi ripresa e sviluppata dal pensiero di Jung: non più forza distruttiva, viene assimilata alla pulsione di vita (Eros) e quindi acquista una connotazione creativa, oltre che base dei legami.

Nella maturità del pensiero freudiano (1920-1939) si viene a delineare un rapporto di antitesi non più tra i bisogni dell’individuo e quelli della specie, ma tra sessualità e aggressività. L’aggressività, che prima era considerata una componente della pulsione sessuale (come possiamo vedere negli scritti sul masochismo), viene da questa staccata e assegnata alle pulsioni non libidiche dell’io, che si occupano di manipolare l’ambiente per adeguarlo ai bisogni. L’antitesi tra pulsioni sessuali e aggressive viene riformulata nei concetti di Eros e Thanatos, dove Eros comprende pulsioni di vita (autoconservazione e sessuali) e Thanatos le pulsioni distruttive.

In questo sfondo si colloca il pensiero di Perls, che introdusse un concetto di aggressività in cui Eros e Thanatos non sono più pensati in termini dualistici e antitetici, ma entrambi indispensabili ai processi vitali. La “distruttività” dell’essere umano, nell’epistemologia sviluppata dai fondatori della Gestalt, non è più vista come foriera di guerra, morte e azzeramento delle relazioni sociali, ma come potenzialità di crescita. Per costruire contatti sani è necessario poter aggredire l’ambiente e distruggere quelle parti dell’altro che non sono assimilabili e quindi, come tali, non portano accrescimento né all’individuo, né alla relazione in corso. Il conflitto viene chiaramente definito dai fondatori della Gestalt come una possibilità di sviluppo (PHG, pp.162-176, 1997).

Poter essere aggressivi a livello relazionale non significa distruggere l’altro, ma quegli aspetti o comportamenti dell’altro che, per i nostri valori e il nostro sentire, non sono assimilabili.

"Non sono cattivo, Nanà, sono triste. E io non sono triste, Paul, sono cattiva" Anna Karina (dal film "Questa è la sua vita" , 1962)

Ricapitolando, nel modello di Perls, aggressività e sessualità non sono più in un rapporto antitetico, come nel pensiero freudiano, ma “polare”, in quanto l’una non potrebbe esistere se non esistesse anche l’altra, ma quando c’è l’una l’altra non può esserci. Dunque se c’è distruttività non può esserci nell’esperienza dei soggetti anche la presenza dell’amore: l’amore è presente solo come polarità indispensabile.

Mariano Pizzimenti riprende questo discorso introducendo una novità rispetto al modello di Perls: nella prospettiva dell’“aggressività sessuale” aggressività e sessualità si possono combinare tra loro in un rapporto non antitetico, non polare, ma “complementare”. E’ la situazione in cui amore e distruzione, cosi come fame e sessualità, possono coesistere in un rapporto di figura/sfondo. Questo tipo di aggressività è molto utile in tutti quei contesti in cui è necessaria la creatività, tra cui la vita affettiva e lavorativa.

L’aggressività sessuale è un campo di eccitazione che coinvolge chi lo attraversa e lo co-crea poiché è caratterizzato da un intenso livello di scambio e di permeabilità dei confini. Il discorso finale di Tony Servillo in Viva la libertà , dove lo psicotico (che era anche un filosofo) si rivolge alla platea al posto del suo gemello (che era un celebre politico): guarda il pubblico e distrugge luoghi comuni e falsi miti. Il pubblico spontaneamente tace e il campo vibra di questo silenzio scandito da parole misurate e gesti forti.

Torneremo alla fine del lavoro all’aggressività sessuale, ora vediamo come Pizzimenti sviluppa i temi dell’aggressività e della sessualità.

Iniziamo dall’aggressività.

Il testo base Teoria e Pratica della Gestalt (1997) segna il passaggio da una concezione di aggressività intesa come libidine, ad una che mette al centro il contatto. Nel primo caso la radice della realtà emerge nell’organismo isolato; in Gestalt, invece, l’esperienza è una funzione del confine di contatto: “Noi parliamo dell’organismo che stabilisce un contatto con l’ambiente, mentre la realtà più semplice ed immediata è costituita dal contatto in se stessa” (p.37). Lo sviluppo del confine è l’esperienza dell’intenzionalità che si sviluppa gradualmente, che consente alle potenzialità di emergere grazie al processo delle identificazioni/alienazioni fino a creare, attraverso la lotta e il polemos, una gestalt soddisfacente.

L’aggressività è il movimento grazie al quale la gestalt prende forma: fenomenologicamente è “movimento”.

Il movimento verso l’altro può avere molte direzioni e avvenire in modi diversi, con vissuti di qualità diversa. Pizzimenti sviluppa 5 forme di aggressività: aggressività respiratoria, orale, dentale, anale, sessuale.

Ogni forma di aggressività ha un suo radicamento corporeo, un corrispondente in una parte specifica del corpo e sostiene un movimento relazionale specifico.

L’aggressività orale sostiene l’ambiente a venire verso il soggetto e il soggetto ad incorporare l’oggetto così com’è senza masticarlo o destrutturarlo. Siamo interessati: “al-fuori-che-entra-dentro” (Salonia, 2011). La sperimentiamo quando beviamo acqua, o quando ubbidiamo ad una regola che ci viene imposta, o quando fumiamo: in questi casi prendiamo l’ambiente e lo assimiliamo senza modificarlo nell’organismo. Se l’organismo si accorge che è nocivo soffre e può attuare meccanismi di espulsione (vomito). Nella coppia le aspettative, le lamentele possono essere forme di aggressività orali molto potenti e tutt’altro che passive in quanto ottengono degli effetti relazionali sull’ambiente. La lamentela, infatti, è l’espressione di una sofferenza diretta a far sì che l’altro soddisfi un mio bisogno senza un’azione diretta e responsabile nell’ambiente.

L’aggressività dentale sostiene la destrutturazione della situazione in frammenti più facilmente assimilabili dagli individui come parti di un nuovo complesso: l’apprendimento, il confronto, il conflitto, la masticazione, ecc.

L’aggressività anale sostiene l’atto di allontanare l’altro (eliminarlo, distruggerlo, respingerlo, ecc.): possono essere forme di aggressività anale il suicidio, l’omicidio, la violenza fisica e verbale, la possessività, il disprezzo, ecc.

Freud (1905), infine, parla di “genitalità” come maturità relazionale dell’individuo.

L’aggressività genitale è un’altra forma di aggressività rispetto a quella sessuale, poiché è diverso il campo fenomenologico e il tipo di relazione che si crea.

A differenza delle altre forme di aggressività, l’aggressività sessuale si manifesta a livello corporeo con il coito, o amplesso sessuale, che è la situazione in cui lo “scambio” diventa corporeo oltre che emotivo e psicologico, fino a raggiungere momenti di piena confluenza. Tra le persone avviene uno scambio di saliva e fluidi; inoltre il corpo dell’uno (lingua, pene, dita) entra nel corpo dell’altro; c’è uno scambio diretto e ravvicinato di sguardi, odori, sensazioni tattili e cinestesiche. A livello mentale ed emotivo c’è un forte grado di risonanza per cui l’eccitazione dell’uno è immediatamente percepita, sostiene e alimenta l’eccitazione dell’altro. Il contatto sessuale e genitale dell’amplesso esprime un’apertura dei confini sia corporei che emotivi e relazionali.

Lo scambio nutriente di sensazioni, emozioni, idee, fluidi essenzialmente dà piacere, è diffuso come energia vitale e creativa in tutto il corpo, è sperimentato come eccitazione e aumentata presenza al confine di contatto. I genitali sono la parte del corpo in cui la relazione diventa più immediata e intima.

Ci sono infinite situazioni in cui avviene questo scambio, a seconda del materiale che stiamo scambiando e del contesto in cui siamo. Ad esempio quando il soggetto si trova in un ambiente particolarmente favorevole e significativo per la sua esistenza, come può essere il rapporto con il terapeuta, o con un insegnante, o con un carissimo amico: attraverso lo scambio di idee, si apre tra di loro una tensione sessuale. Insegnante e allievo possono sentire una sensazione di vitalità nel corpo, in momenti particolarmente intensi o significativi anche nei genitali, che è collegata al percorso di apprendimento/insegnamento senza che questa tensione debba mettere in discussione i loro ruoli. Nel Simposio Platone parla di Eros come legame e come tensione che unisce maestro e allievo: nella formazione c’è una tensione erotica che sostiene l’apprendimento e crescita (Bertolini, 1999). È chiaro che non stiamo parlando dell’unione genitale dei corpi. I genitali possono essere attraversati da sensazioni ma non rimangono a lungo presenti come figura.  Non c’è solo l’es, ma anche la situazione a determinare la volontà, l’intenzionalità e i movimenti dell’individuo.

L'amore è anche dolore.
Liz e Richard si amavano alla follia fra alcol botte e passione. Si conobbero nel 1963, sul set del colossal Cleopatra, dove Burton si innamorò della partner Elisabeth Taylor. Il 5 dicembre dello stesso anno divorziò da Sybil Williams e il 15 marzo dell'anno successivo sposò la Taylor, con la quale adotterà una bambina, Maria (nata nel 1961). La coppia vivrà una delle storie d'amore più tormentate e chiacchierate del mondo del cinema. Insieme lavorarono per molteplici film, tra cui Castelli di sabbia (1965) di Vincente Minnelli, Chi ha paura di Virginia Woolf? (1966), La bisbetica domata (1967) di Franco Zeffirelli.

Passiamo alla sessualità.

La sessualità è “genitalità”, ma è anche un’esperienza molto più ampia.

Partendo dalla prospettiva di “campo” descritta da Robine (2006), cosa succede quando si attiva la sessualità nella situazione?

I genitali sono irrorati di sensazioni, ma anche tutto il resto del corpo. L’intenzionalità si muove, ma non è data, la situazione è “vaga e confusa” (Robine, 2006).

Identificarsi prematuramente nei genitali e in un’intenzionalità di “accoppiamento” spesso è un evitamento, cioè vuol dire attribuire un senso individuale alla situazione sulla base delle esperienze precedenti (funzione personalità) piuttosto che stare con tutto il corpo nella relazione co-creando gradualmente il processo. Oltre alle sensazioni genitali potranno esserci sensazioni più diffuse e varie emozioni e bisogni (affetto, tenerezza, bisogno di calore, stima reciproca, sintonia, senso materno, ecc.), che corrispondono ad altre possibili intenzionalità di contatto, o possibilità relazionali.

Dunque, in questa prospettiva non ha più senso parlare di “sublimazione”, ma di un processo di contatto che si sta sviluppando in una situazione di forte sessualità, in cui sono presenti molte sensazioni e la co-creazione relazionale che farà emergere qualcuna delle possibilità. La genitalità potrà andare in secondo piano ed emergere il bisogno di incontrarsi su altri piani. Tuttavia il fatto che siano presenti sensazioni genitali e che la situazione sia piena di sessualità dà una forza creativa particolare al contatto.

A livello esistenziale e clinico, poter sostenere la sessualità nelle relazioni col mondo (non solo nella coppia) ha un’importanza enorme che investe tutte le funzioni del sé.

1) La sessualità sveglia i sensi: Galimberti parla di eros come di una funzione vitale, come apertura dei sensi e “innamoramento” verso la vita: “Se ti sei innamorato una volta sai ormai distinguere la vita dalla sopravvivenza. Sai che la sopravvivenza = vita senza senso e sensibilità. Mangi il pane, ma non hai energia, bevi e non ti disseti, annusi il fiore, ma il suo profumo non arriva alla tua anima. Se però ti lasci sfiorare da eros, tutto improvvisamente risorge e la vita ti inonda di forza. Tale amore non è privilegio degli amanti, ma è offerto a tutti con pari possibilità. Ed è la sola pregustazione del futuro, il solo reale superamento della morte” (2).

2) La sessualità ha a che fare con il nostro orientamento e con le scelte che caratterizzano l’autenticità della nostra vita: irrompe nella quotidianità costringendo l’individuo a porsi domande sulle relazioni in cui siamo e a mettere in discussione come costruiamo i progetti e il senso dell’esistente.

3) Come già Freud (1905) sosteneva, la sessualità ha un collegamento molto stretto con la creatività e rappresenta un sostegno potente a intraprendere e portare avanti progetti importanti. Quando la vita è attraversata da Eros, la parola e il racconto che facciamo di noi sono “vivi” e vibranti e questo a che fare con la funzione personalità.

A livello clinico, il terapeuta spesso sperimenta la sessualità della situazione, che può investire in misura minore o maggiore le sensazioni genitali. Può sentire l’eccitazione del paziente e trattarla come un’opportunità di lavoro, ad esempio esplicitando al paziente che sarà lui a tenere le responsabilità dei confini e quindi può rilassarsi. Questo serve a liberare il campo di introietti non condivisi o paure che possono compromettere l’andamento terapeutico. Se il terapeuta decide di lavorare e di entrare nell’esperienza della sessualità, può invitare il paziente a non identificarsi nei genitali, ma a sentire anche il resto del corpo e ciò che sta succedendo nel contatto. Ad esempio il bisogno di essere accolto dal terapeuta e di poter essere spontaneamente se stesso, permettendosi sensazioni ed espressioni di sè che nel mondo non può sperimentare. Nel setting  finisce che l’eros va in secondo piano e spontaneamente prevale un’intenzionalità di altro genere e sensazioni/bisogni di altro tipo. Le sensazioni genitali possono continuare ad essere presenti con maggiore o minore intensità nel campo relazionale, cambia ciò che ne facciamo.

Lavorare sulla consapevolezza delle sensazioni distinguendo le sensazioni genitali da quelle sessuali dà non solo chiarezza sulla terapia, ma anche un sostegno al paziente nel sentire e orientarsi quando prova eccitazione sessuale. Anche per il terapeuta è una distinzione fondamentale.

Possono accadere infatti situazioni in cui viene vissuta un’eccitazione genitale anche se la persona non si identifica in un’intenzionalità genitale (o di accoppiamento). Accade al genitore nella relazione con i figli: talvolta in terapia arrivano uomini spaventati di sperimentare eccitazione genitale nella relazione con i figli. Può capitare al papà quando i giochi sono molto corporei o alla mamma quando allatta. È frequente l’esperienza della lubrificazione vaginale o eccitazione clitoridea durante l’allattamento (Lowen esplora i significati e le funzioni nella sessualità di una supposta “linea mammaria” tra capezzolo e genitali di cui aveva già parlato Leonardo Da Vinci). Polster parla dell’eccitazione sessuale del terapeuta come un segnale importante da utilizzare nella terapia.

Come i denti e la masticazione sono l’equivalente di una relazione con l’ambiente orientata al distruggere gli elementi per assimilarli in una nuova configurazione più accettabile per gli individui, così i genitali e l’aggressività sessuale sono l’equivalente di una relazione con l’ambiente orientata all’intimità, allo scambio nutriente, alla creatività, alla crescita e non solo riduttivamente al rapporto sessuale.

Ciò che accade nel narcisismo è che la persona si identifica nel “desiderio sessuale ed esclusivamente genitalizzato” e non nelle “sensazioni sessuali” diffuse nel corpo che l’intimità del contatto genera operando una scissione che isola i genitali dal resto della corporeità e quindi dal resto delle sensazioni sessuali.  Infatti quando c’è aggressività sessuale questa porta al contatto e genera intimità. Nell’esperienza narcisista invece l’altro è ridotto ad un oggetto e non è percepito nella sua interezza.

Leggiamo la canzone di Gaber che descrive la fenomenologia dell’esperienza sessuale narcisista:

No. Vedi cara, per me l’amore… Non ho problemi. È una cosa normale, sì. Uno lo può fare con chi vuole, certo. Donne, uomini, animali, caloriferi. Va bene tutto.

Solo che vedi, come spiegare, io con te, insomma… Io con una donna…
Io, con una donna, mi sento
mi riconosco, mi ritrovo, mi invento
mi realizzo, mi rinnovo, mi miglioro
perché io, con una donna, mi innamoro.

Sì, io mi innamoro perché, voglio dire… questo mio corpo… sai… praticamente… Mi spiego meglio, scusa eh. Vieni cara, vieni, ecco. Tu sei qui davanti, bella, stupenda, meravigliosa. Sì, ecco, allora io subito ti abbraccio…e queste mie spalle, questo mio corpo… stimolante! Questi miei peli… che eccitazione! È tutta una roba… Dio, come mi amo!

Io, con una donna, ho più coraggio
mi accarezzo, mi tocco, praticamente mi corteggio
mi incammino verso il letto e penso a dopo
perché io, con una donna, mi scopo.

Ah, che potenza! Come sto bene! Una bestia proprio! Be’? Chi è questa qui? Da dove viene? Ero qui che mi amavo… Mezza nuda, senza sottana. Cosa vuoi? Vuole i bacini, la puttana.

Il Narciso”  Giorgio Gaber

L’altro aiuta il narciso a sentire le proprie sensazioni genitali e ad amplificare le proprie fantasie. Ma alla fine vede solo se stesso, non c’è un incontro. Dopo un’esperienza sessuale non è cambiato nulla nel loro rapporto. Nell’esperienza sessuale narcisista aggressività e intimità, così come sessualità e affettività, rimangono dimensioni separate.

Ricapitolando, la sessualità è ciò che rende i confini più aperti, vibranti, eccitabili, favorisce lo scambio e può dare creatività e vita alle relazioni.

Dopo avere sostato nei pressi dell’ad-gredere e della sessualità terminiamo il lavoro approdando all’aggressività sessuale che non è la somma dei termini da cui è costituita ma è qualcosa di più, un’esperienza diversa.

Analizzando il mito di Eros, al di là dei luoghi comuni, vediamo che non comprende solo sessualità, è anche aggressività. E’ figlio di Penia (mancanza, desiderio), ma anche di Poros, che vuol dire “strada”, “mezzo” (per arrivare a). L’aggressività, intesa come ad-gredere, è il movimento verso l’altro.

Pizzimenti, come dicevamo, riprendendo il pensiero di Perls, per cui fame e sessualità sono in un rapporto polare, si differenzia parlando di rapporto “figura/sfondo”.

Quando la coppia può vivere entrambe -aggressività e sessualità- e quando l’una non elimina, anzi rinforza l’altra, allora la vitalità cresce.

In terapia, spostare lo sguardo dalla figura allo sfondo è spesso un’operazione efficace: quando le coppie dopo un certo periodo continuano a discutere e litigare di ogni cosa, il punto utile da attenzionare lì è lo sfondo che impedisce di far emergere una figura chiara. Nello sfondo c’è mancanza di sessualità e di genitalità. Dopo questo spostamento terapeutico, osservo che il processo cambia, se prima le coppie si parlano addosso, o continuano a ripetere le stesse cose, poi cala il silenzio e il dialogo ha una qualità diversa. Lo sfondo è desertificato, ma quanto meno viene visto.

In altri momenti è in primo piano la sessualità e l’aggressività è sofferente sullo sfondo. Spesso nelle coppie questo tema è collegato con quello dell’autonomia dei partner all’interno della relazione.

Con queste domande ci avviamo ad una conclusione.

Cosa ne facciamo della nostra aggressività nella relazione con l’altro? dove la direzioniamo? Di cosa abbiamo bisogno per muoverci verso l’altro? E cosa ne facciamo della nostra sessualità nel qui e ora della relazione?

Pensiamo all’innamoramento di Leopardi, che aveva poca aggressività e immensa sessualità: non ha avvicinato la sua amata, ma ha scritto poesie. Quindi non è del tutto corretto dire che non ci fosse aggressività, ma questa viene direzionata sulla poesia la quale tenne viva la sessualità e, forse, la sua stessa esistenza grazie ad una forma “allucinata” di contatto con la sua amata. Questo è un esempio un po’ particolare di aggressività sessuale.

Aggressività e sessualità sono il motore dell’intenzionalità e si potenziano reciprocamente: l’aggressività è indispensabile per l’espressione della creatività e la creatività serve all’aggressività per non trasformarsi in distruttività e tener viva l’intenzionalità relazionale.

Quando possiamo esprimere contemporaneamente amore e aggressività le persone hanno il sostegno necessario per trasformare le situazioni di vita in campi di eccitazione, crescita e e creatività.

BIBLIOGRAFIA

  • Alberoni F., L’Erotismo, Milano: Garzanti, 1986.
  • Baldaro Verde J. Todella R., Gli specchi dell’eros maschile, Milano: Raffaello Cortina, 2005.
  • Bertolini P., La dimensione erotica della relazione educativa, in Sottobanco (1999).
  • Freud S. (1905), Drei Abhandlunggen zur Sexualtheorie (trad.it. Tre Saggi sulla teoria Sessuale, in Opere, vol. IV, Torino: Bollati Boringhieri, 1970).
  • Galimberti U., Dizionario di Psicologia, Unione Tipografico Torinese, 1982.
  • Galimberti U., Lettera, D di La Repubblica, 19 marzo 2002.
  • Galimberti U., Le cose dell’amore, Milano: Feltrinelli, 2004.
  • Lowen A. (1965), Love and Orgasm, New York: MacMillan Publishing Company, (trad. it. Amore e Orgasmo, Milano: Feltrinelli, 1984).
  • Mitchell S. A., Black M.J. (1995), Freud and beyond. A History of Modern Psychoanalyitic Thought, New York: Basic Books (trad. it. L’esperienza della psicoanalisi, Torino: Bollati Boringhieri, 1996).
  • Perel E. (2006), Mating in Captivity, (trad. it. L’intelligenza erotica. Riconciliare erotismo e quotidianità, Milano: Ponte delle Grazie, 2007).
  • Perls F. (1949), Ego, Hunter and Aggression (trad. it. L’Io, la fame e l’aggressività. Milano: 1995).
  • Perls F., Hefferline H.F., Goodman P. (1951), Gestalt Therapy: Excitement and Growth in the Human Personality, New York: Julian Press (trad. it. Teoria e Pratica della Terapia della Gestalt, Roma: Astrolabio, 1997).
  • Pizzimenti M. (2013), “Intenzionalità di contatto e aggressività”. Figure Emergenti. 2-11: 24-27.
  • Robine J.M. (1977), Pliss et Deplis du Self, Bordeaux (trad. it. Il Rivelarsi del sè nel contatto, Milano: Franco Angeli, 2006).
  • Salonia G. (2008), La Psicoterapia della Gestalt e il lavoro sul corpo. Per una rilettura del fitness, in Vero S. (a cura di), Il corpo disabitato. Semiologia, fenomenologia e psicopatologia del fitness, Milano: Franco Angeli.
  • Salonia G. (2011), Sulla felicità e dintorni. Tra corpo, parola e tempo, Trapani: Il Pozzo di Giacobbe.
  • Schellenbaum P. (1984), Il No in Amore, Como: Red Edizioni, 1992.
  • Spagnuolo Lobb M., a cura di (2001). Psicoterapia della Gestalt. Ermeneutica e clinica. Milano: Franco Angeli.
  • Spagnuolo Lobb M. (2011), Il now-for-next in psicoterapia, Milano: Franco Angeli.

 

NOTE

1 Freud S., Tre Saggi sulla Teoria Sessuale, 1905, in Opere, Boringhieri, Torino, 1970, vol. IV

2 Galimberti U., D di La Repubblica, 19 marzo 2002, p.390.

Ti potrebbe interessare anche...